I ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi terranno domani, prima alla Camera e poi al Senato, l’informativa sul caso Almasri. Elly Schlein non molla la presa sulla vicenda, che considera un tassello significativo nel più complessivo duello con Giorgia Meloni, perché dice a Repubblica: “La destra si può battere, a condizione di non inseguirla”. Sulla vicenda Almasri in particolare, è Meloni che “deve venire in aula e spiegare al Paese perché il governo ha scelto di liberare e riportare a casa un torturatore libico”. Una richiesta ineludibile anche per l’ex presidente dell’Unione Camere penali italiane, l’avvocato Gian Domenico Caiazza, secondo il quale: “Un governo risponde delle sue scelte politiche al Parlamento e ai cittadini, non a una Procura della Repubblica o al Tribunale dei ministri. Così si trasforma indebitamente una (grave) vicenda politica in una vicenda giudiziaria”.
Sicurezza nazionale
Con il risultato che per un tempo troppo lungo, rimarca Caiazza, è stato “sottratto al Parlamento il diritto di chiedere conto al governo della scelta di lasciare libero un uomo accusato di crimini orrendi ed efferati”. Se la linea scelta dall’esecutivo è stata quella della tutela della sicurezza nazionale, Meloni doveva dirlo subito. Intervistato dal Corriere della sera, Marco Minniti – ex ministro dell’Interno del governo Gentiloni – sostiene: “Avrei utilizzato sin dall’inizio il tema della sicurezza nazionale: è netto. La Libia era ed è una questione di interesse nazionale al suo livello più alto”. La sicurezza nazionale “è cruciale. Lo Stato deve garantire questo, non è una Ong”. Minniti ne esemplifica il rilievo: “Ne imparai il senso nel 1998, vedendo che i tedeschi non ci chiesero l’estradizione dell’arrestato Ocalan, capo del Pkk curdo, benché avessero emesso per lui un mandato di cattura per terrorismo: c’erano in Germania le comunità turca e curda più importanti d’Europa, un processo avrebbe devastato la tenuta sociale”.
Al Jolani
Minniti, che nel 2017 condusse le trattative che portarono alla redazione del Memorandum Italia-Libia, allarga poi lo sguardo: quello delle migrazioni è “un dato strutturale, non una emergenza. Devi coinvolgere i Paesi di partenza. Peraltro, gli accordi bilaterali, discutibili o meno, non solo con la Libia, ma anche con la Tunisia o la Costa d’Avorio, hanno funzionato. Il rapporto con l’Africa è strategico”. Qui si inserisce una novità, quella del Piano Mattei, che per Minniti: “È l’intuizione giusta. Concentrerei tutte le mie risorse finanziarie e politiche per farne un piano europeo. Siamo sull’orlo di un precipizio, bisogna saper parlare con il ‘nemico’, ovvero con chi non gode della nostra approvazione politica, etica o morale. Quale è la differenza fra Almasri e il siriano Al Jolani con cui tutti adesso vogliono parlare? Che Al Jolani guida un Paese intero, cruciale: se apre la frontiera e c’è un nuovo grande flusso di siriani verso di noi, l’Europa potrebbe non farcela”.
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