Per qualche ora l’Eliseo è tornato al centro del confronto sul conflitto in Ucraina, con il tentativo in extremis del presidente francese, Emmanuel Macron, per evitare che il futuro del Vecchio Continente venga scritto senza l’Europa. Ma il meeting ha segnalato una volta di più la crisi europea, messa a nudo dalle scelte di Trump e dalla aggressività di Putin. I leader europei sono apparsi ancora sotto shock dopo la decisione di Trump di dare il via senza consultarli ai colloqui diretti con Mosca, dimostrando così considerazione zero per le preoccupazioni di quelli che fino a qualche settimana fa erano gli ‘alleati’.
Truppe
Da Parigi è venuta conferma dei tanti dubbi e della mancanza di convergenza su come, quando e a quali condizioni intervenire per Kiev. Insomma, ancora una volta resta soltanto il solito profluvio di promesse sul sostegno politico, militare e finanziario all’Ucraina. Se l’auspicio comune è quello che nessun accordo venga concluso alle loro spalle, i leader di Francia, Italia, Germania, Danimarca, Paesi Bassi, Spagna, Regno Unito, Polonia, presenti anche i rappresentanti di UE e NATO, sono apparsi divisi sulle garanzie di sicurezza da fornire come parte di un accordo futuro per l’Ucraina. Di sicuro al momento si esclude l’invio di truppe, come rimarcato da Giorgia Meloni e dal cancelliere tedesco uscente, Olaf Scholz. Con esclusione del premier britannico Kier Starmer e dei francesi, tutti gli altri ritengono prematuro ipotizzare la presenza sul terreno di “stivali” europei per il mantenimento della pace.
Sicurezza
In ogni caso il segretario alla Difesa USA, Pete Hegseth, ha già chiarito che non saranno coinvolti soldati statunitensi e che lo schieramento di “truppe europee e non europee” per garantire un futuro cessate il fuoco non avrà alcuna garanzia di sicurezza da parte degli Stati Uniti. Una prospettiva che rende evidente la necessità per i Paesi UE di aumentare la spesa per la difesa, anche se rimane irrisolta la questione su come finanziare la maggiore spinta necessaria agli investimenti, tenuto conto del rifiuto al ricorso al debito comune da parte dei soliti “frugali”. Pesante resta l’interrogativo sulla tenuta politica, considerato che alcuni dei 27 hanno già governi filo-trumpiani e filo-putiniani e nel resto d’Europa – la conferma potrebbe venire dalle elezioni tedesche di domenica – le cosiddette quinte colonne possono vantare un’influenza che parte generalmente da almeno il 40%, tra forze pro “MEGA” e quelle rossobrune.
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