“Ragazzi, datemi un battitore…”. Era il ‘grido’ di battaglia di Pasquale Laurito, quando arrivava trafelato in sala stampa a Montecitorio con uno dei suoi tanti scoop per la “Velina rossa”. Laurito, 97 anni, ci ha lasciati oggi. Calabrese di origine albanese, era molto legato al suo paese, Lungro. Comunista fin da giovanissimo, o meglio “cattocomunista” come amava descriversi, giornalista parlamentare dai tempi della Costituente, ma anche raffinato uomo di cultura, esperto di musica e di pittura, nonché velista appassionato. Fu anche attor giovane, con camei in alcuni film della fine degli Cinquanta, come il ruolo dell’avvocato ne “Il bell’Antonio” di Mauro Bolognini.
Notizia
Decano della stampa parlamentare, aveva la caccia alla notizia nel sangue. Animatore del foglio murale “La riscossa”, dei minatori di salgemma in lotta nell’immediato dopoguerra nella sua Calabria, arriva a Roma e segue i lavori parlamentari per il giornale “Democrazia del lavoro”, del deputato catanzarese Enrico Molè. Fermo nella fedeltà ai suoi ideali, ma mai accecato dall’ideologia, ha raccontato le cronache politiche e parlamentari di quasi 80 anni di vita repubblicana, dalle colonne di “Paese sera”, del “Globo” e poi attraverso i ‘take’ per l’Ansa. Alla fine degli anni ’70 diede vita alla “Velina rossa”, due cartelle dattiloscritte piene di indiscrezioni, di notizie e commenti dell’autore sulla sinistra ufficiale: prima Pci, poi Pds, Ds e Pd… Contraltare di un’altra “velina” del giornalismo d’antan, quella democristiana di Vittorio Orefice, il mezzobusto tv con il farfallino e caporedattore politico di AGI.
Battitore
Ho avuto l’onore di conoscere Laurito prima come collega nelle lunghe attese da cronisti d’agenzia sotto il palazzo di Botteghe Oscure, sede del PCI, o nelle interminabili ‘vasche’ nel Transatlantico di Montecitorio e poi di collaborare per tanti anni, come “battitore”, alla “Velina rossa”. Una scuola di giornalismo fatta di presenza quotidiana sul campo, di fiuto per la notizia, di contatti giusti e di tanta passione professionale e politica. Giorgio Frasca Polara, cronista dell’Unità e portavoce di Nilde Iotti, ebbe a dire in occasione della festa per i 95 anni di Laurito: “L’esempio e la capacità di Pasquale dimostrano che il giornalismo può e deve essere una cosa serie, una fatica, un servizio civile, una coscienza critica”. Laurito non risparmiò le critiche, quando lo riteneva necessario, neppure al suo ‘pupillo’ Massimo D’Alema e negli anni del berlusconismo imperante scoprì la figura di Gianfranco Fini, l’ex missino presidente della Camera, che gli divenne simpatico per quello storico: “Che fai, mi cacci?” rivolto al cavaliere. Ciao, amico Pasqualino…
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