Siria: rischio rotta di collisione Israele-Turchia. Tensione dopo la fine del regime di Assad, Trump si propone come mediatore

Israele e Turchia in possibile rotta di collisione in Siria nel vuoto di potere del post-Assad. Per correggere una traiettoria pericolosa, Donald Trump si è offerto come mediatore tra Benjamin Netanyahu e Recep Tayyip Erdogan, ma secondo alcuni osservatori con un occhio di riguardo verso il presidente turco. Il premier israeliano, ha detto il tycoon in una delle sue mille esternazioni, dovrebbe essere “ragionevole” riguardo alle richieste sulla Siria. Gerusalemme e Ankara, due degli attori militari più potenti della regione, viaggiano sul filo del rasoio, anche se entrambi i Paesi insistono nel dire di non volere uno scontro diretto.

Minaccia

Sebbene la Turchia faccia parte della NATO, Israele è preoccupato che i legami di Ankara con il nuovo governo di Damasco possano sostituire la precedente minaccia iraniana con una potenziale minaccia turca. Erdogan è stato uno dei leader più critici verso Israele negli ultimi anni. Il presidente sostiene fermamente la causa palestinese e il suo partito della Giustizia e dello Sviluppo ha radici ideologiche nella Fratellanza Musulmana, cosa che lo avvicina a Hamas. Da quando Assad è stato rovesciato nel dicembre 2024, Israele ha colpito molteplici obiettivi in ​​Siria, per assicurarsi che il nuovo governo non potesse utilizzare le armi in dotazione al vecchio regime. Gerusalemme vedrebbe di buon occhio una smilitarizzazione della Siria meridionale e per questo ha ampliato il suo sostegno ai drusi e alle milizie delle minoranze diffidenti rispetto al nuovo presidente islamista al-Jolani.

Bombardamenti

In questo quadro già complesso si sono inseriti gli attacchi israeliani del 2 aprile contro la base aerea T-4, tra Homs e Palmira, l’aeroporto militare di Hama e il Centro studi e ricerche scientifiche di Damasco. Bombardamenti preventivi, mentre la Turchia si stava preparando a trasferire attrezzature di difesa aerea e droni. Ankara sta negoziando in segreto un patto di difesa con il nuovo governo siriano. Israele teme tra l’altro che simili intese possano impedirle l’utilizzo futuro dello spazio aereo siriano, per replicare come già avvenuto in passato alle aggressioni da parte dell’Iran. Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ritiene che Ankara possa tentare di “trasformare la Siria in un protettorato turco”. Il suo omologo turco, Hakan Fidan, ha rilevato: “La Siria non appartiene alla Turchia; la Siria non appartiene a Israele. La sicurezza siriana dovrebbe essere decisa dai siriani. Se vogliono raggiungere determinati accordi con gli israeliani, sono affari loro”. Parole meno infuocate di quelle di Erdogan in occasione delle preghiere dell’Eid al-Fitr, che segnano la fine del Ramadan, quando ha implorato Dio di ” distruggere l’Israele sionista”. Fonti diplomatiche occidentali ritengono che, dietro le quinte, i due Paesi abbiano avviato silenziosamente negoziati per stabilire una possibile linea di deconflittualità in Siria. La Turchia (anche per tenere a bada i curdi) vuole uno Stato siriano amico, unitario e stabile e Israele (dopo aver ridimensionato Hezbollah in Libano) punta alla completa sicurezza del suo confine settentrionale.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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