UE: “Super domenica” elettorale europea, appuntamenti cruciali in Portogallo, Romania e Polonia. Emergenza sovranismo

Portogallo, Romania e Polonia alle urne in quella che è stata definita la “Super domenica” elettorale europea. Sulle elezioni pesa l’ondata populista che sta attraversando l’Europa, una sorta di “effetto Trump” per il Vecchio continente. Sebbene le elezioni si svolgano in angoli diversi dell’Unione Europea, hanno in comune – come già accaduto negli ultimi appuntamenti in Germania e Francia – l’importante sostegno conquistato dai sovranisti di destra, alimentato dalla disillusione nei confronti dei partiti tradizionali e dalle difficoltà economiche, che si collegano anche alle politiche sull’immigrazione. Tensione alle stelle in Romania dove nel ballottaggio presidenziale sembra prevalere il sindaco centrista/europeista di Bucarest, Nicusor Dan, sul ​​candidato nazionalista di estrema destra filo-Putin, George Simion. Restano incertezze sull’esito del voto all’estero. In Portogallo il premier conservatore Luis Montenegro è ancora una volta in testa, ma non c’è garanzia che riesca a formare un governo stabile. In Polonia per le elezioni presidenziali si andrà al ballottaggio l’1 giugno.

Instabilità

Lisbona ha visto le terze elezioni generali in tre anni, tutti caratterizzati dall’instabilità politica. Nei numeri resta uno scenario di nuova ingovernabilità. Il governo di minoranza del premier Montenegro non era riuscito a ottenere il voto di fiducia quando l’opposizione ha messo in dubbio la sua integrità in merito ai rapporti con la società di consulenza della sua famiglia. In precedenza, il Partito Socialista, guidato da Pedro Nuno Santos, aveva optato per una collaborazione costruttiva, astenendosi nelle votazioni cruciali. Non è chiaro se dopo le nuove elezioni i socialisti saranno disposti a permettere al centrodestra di governare. Per Montenegro anche l’eventuale alleanza con la piccola formazione di Liberal Initiative non consentirebbe di raggiungere una maggioranza di 116 su 230 seggi nella Assembleia da República. Resta ai margini il partito di estrema destra Chega, con cui Montenegro si rifiuta di trattare. Tuttavia, la formazione estremista guidata da Andre Ventura, potrebbe diventare il secondo partito dopo aver ancora aumentato i suoi voti, grazie alle richieste di una politica di immigrazione più restrittiva.

Cardiopalma

L’atmosfera in Romania è estremamente tesa e l’UE osserva le elezioni al cardiopalma, con le minacce di interferenza russa. La Romania è il sesto Paese più grande dell’UE, confina con l’Ucraina e ospita una importante base NATO e il sistema di difesa missilistica più importanti della regione. Sebbene il presidente non abbia grandi poteri esecutivi, può esercitare una notevole influenza sulla politica interna ed estera della Romania. In Polonia per le presidenziali si andrà al ballottaggio tra il sindaco di Varsavia centrista filo-europeo, Rafał Trzaskowski, e lo storico nazionalista Karol Nawrocki, appoggiato dal partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS). Entrambi avrebbero raccolto, secondo gli exit poll, circa il 30% dei voti, con un esito inferiore alle aspettative per Trzaskowski. Il risultato finale sarà importante per il governo di centro-destra filo-UE di Donald Tusk, le cui riforme finora sono state ostacolate dal presidente conservatore, Andrzej Duda, che non ha potuto correre per raggiunto limite di mandati.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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