Tasse: scintille tra Meloni, Schlein e Renzi… ma i tartassati sono sempre gli stessi, lavoratori dipendenti e pensionati

Ricchi ed evasori fiscali restano in poltrona a godersi anche gli ultimi fuochi d’artificio fiscali tra Meloni, Schlein e Renzi. Tanto hanno una certezza: le tasse non le pagano o le pagano il minimo possibile, rispetto ai veri tartassati lavoratori dipendenti e pensionati sulle cui spalle pesa il fardello dell’imposizione in Italia. Le chiacchiere stanno a zero: mentre si bisticcia intorno alle parole (patrimoniale, super-ricchi, defiscalizzazione degli straordinari, flat tax, condono, extraprofitti) resta il fatto che a produrre oltre l’80% del gettito dell’Irpef sono i lavoratori dipendenti e i pensionati. E colmo dei colmi, anche quando i dipendenti hanno qualche aumento contrattuale, questo viene eroso non solo dall’inflazione ma pure dal fiscal drag delle aliquote fiscali. E tutto ciò praticamente senza che il versato torni loro attraverso il welfare e i servizi, dove a drenare e a creare liste d’attesa sono i furbetti dell’evasione e del reddito zero.

Patrimoniale

Intanto, Giorgia Meloni è tornata a rassicurare una quota di elettorato: “Le patrimoniali ricompaiono ciclicamente nelle proposte della sinistra. È rassicurante sapere che, con la destra al governo – assicura la premier dai suoi social -, non vedranno mai la luce”. Come da copione, immediata arriva la replica di Elly Schlein, con tanti buoni propositi, ma senza ancora un vero programma per il cambiamento. “Con Giorgia Meloni al governo – puntualizza la segretaria Pd – la pressione fiscale è salita al 42,8%, il massimo degli ultimi dieci anni. Il governo Meloni ha aumentato le tasse per tutti. E come se non bastasse nella prossima manovra interviene sull’IRPEF e aiuta di nuovo i più ricchi, anziché il ceto medio che si è impoverito. Il suo governo verrà ricordato come quello dei salassi per famiglie e imprese italiane e per gli aiuti ai più ricchi”.

Duello

Nel duello tra le due leader si inserisce l’ex premier Matteo Renzi: “Sulla patrimoniale si gioca il capolavoro mediatico della Meloni e l’ennesimo autogol mediatico del centrosinistra”. Giorgia Meloni, sostiene Renzi che lavora alla Casa riformista per battere le destre, “ha drammaticamente aumentato le tasse, dunque l’opposizione oggi potrebbe avere gioco facile e incalzarla chiedendo conto del fatto che con la destra ci sono più tasse. Ma non lo fa, perché un pezzo della sinistra anziché chiedere di abbassare le tasse rilancia la patrimoniale. Non importa quali siano le motivazioni: importa che a quel punto Meloni esce dall’angolo e va all’attacco. La donna che ha alzato la pressione fiscale, improvvisamente diventa la paladina che difende i cittadini dallo Stato esattore. E la sinistra, che potrebbe guadagnare consenso sulla battaglia per abbassare le tasse, si trova incastrata nel ruolo di vampiro. Qui non è un problema di singole scelte: è l’ABC della comunicazione. Più parli di patrimoniale, più fai un regalo al governo che ha aumentato la pressione fiscale più di chiunque altro. Si chiama autogol. E con gli autogol si perdono le partite”.

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