Salta un altro degli esili accordi di pace mediatici di Trump. Dopo la ripresa delle ostilità tra Thailandia e Cambogia, si rivela di cartapesta anche l’accordo siglato in pompa magna a Washington, all’inaugurazione del nuovo “Donald J. Trump US Institute of Peace”, tra Repubblica Democratica del Congo (RDC) e Ruanda. I ribelli del movimento M23, sostenuti da Kigali, annunciano di essere entrati nella città chiave di Uvira, diventata capoluogo della provincia del Sud Kivu, dopo la cattura della città di Bukavu e di Goma, capoluogo del Nord Kivu
Tanganica
Uvira è una città di oltre mezzo milione di abitanti situata sul lago Tanganica, a poche miglia dalla capitale del Burundi, Bujumbura, situata sull’altra sponda. Secondo un comunicato apparso su X, l’AFC/M23 “informa l’opinione pubblica che la città di Uvira è stata liberata” dalla presenza delle “forze della del regime di Kinshasa e del loro alleato, il Burundi. Esortiamo i nostri compatrioti a riprendere le loro attività in tutta tranquillità: l’AFC/M23 è presente per garantire la loro protezione. Invitiamo coloro che erano fuggiti a tornare alle loro case, ora libere da ogni molestia e violenza”.
Coltan
La parte orientale della RDC è particolarmente ricca di minerali strategici come il coltan, sui quali Trump aveva messo gli occhi. Anche Radio Okapi, l’emittente sostenuta dall’impotente missione di pace dell’ONU MONUSCO, ha citato testimonianze sulla presenza dei ribelli a Uvira. Il Burundi, che ha schierato diverse migliaia di soldati nell’area del Kivu, ha chiuso il confine con la Repubblica Democratica del Congo. Un portavoce del Dipartimento di Stato americano ha affermato che il Ruanda “continua a fornire supporto all’M23 e deve impedire un’ulteriore escalation”. Anche l’Unione Europea ha chiesto l’immediata cessazione dei combattimenti, che stanno destabilizzando l’intera regione dei Grandi Laghi.
Violazione
Il ministero degli Esteri del Ruanda ha negato su X la violazione del cessate il fuoco, sostenendo invece che gli eserciti di RDC e Burundi hanno bombardato “sistematicamente” i villaggi vicini al confine. L’M23 non ha preso parte dell’accordo di pace mediato da Trump ed è impegnato in colloqui separati con Kinshasa, con l’intermediazione dal Qatar. Il presidente congolese Felix Tshisekedi ha accusato Kigali di “violazioni deliberate” dell’accordo di pace. “Si tratta di una guerra per procura – ha rimarcato – volta a mettere in discussione la nostra sovranità su un’area altamente strategica, ricca di minerali essenziali e di un potenziale economico cruciale per il futuro della nostra nazione”. Il ministro degli Esteri del Burundi, Edouard Bizimana, in un’intervista all’agenzia di stampa AFP ha chiesto sanzioni contro il Ruanda. “Firmare un accordo e non attuarlo – ha detto – è un’umiliazione per tutti, e in primo luogo per il presidente Trump. È davvero uno schiaffo in faccia agli Stati Uniti. Un dito medio levato”. L’area dei Grandi Laghi e, in particolare, la parte orientale della RDC è dilaniata da conflitti da oltre 30 anni, a partire dal genocidio ruandese del 1994. Diversi accordi di pace sono falliti e accanto agli eserciti nazionali sono presenti numerosi gruppi di guerriglia di varie caratterizzazioni etniche, compresi elementi jihadisti.
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