Nell’era Trump è diventato un fatto normale che gli eredi di Hitler o di Francisco Franco abbiano rialzato la cresta. In Cile tornano in auge gli epigoni della sanguinaria dittatura di Augusto Pinochet, che tra vittime, sparizioni, casi di detenzione illegale, tortura, stupri e rapimento di bambini ha coinvolto almeno 40.000 cileni. Jose Antonio Kast, candidato di estrema destra, ha vinto il ballottaggio presidenziale con la democratica di sinistra, Jeannette Jara.
Immigrazione
Kast, un fan di Pinochet, ha ottenuto oltre il 58% dei voti. Nelle precedenti presidenziali del 2021 venne battuto dal giovane candidato di sinistra Gabriel Boric. In Cile il presidente rimane in carica per un mandato di quattro anni e non è immediatamente rieleggibile. In campagna elettorale Kast ha cavalcato i classici temi dell’immigrazione e della sicurezza in chiave “MCGA”, Make Chile Great Again. Ringraziando i suoi sostenitori ha scandito: “Il Cile tornerà ad essere libero dalla criminalità, libero dall’angoscia, libero dalla paura. Criminali, delinquenti: li cercheremo, li troveremo, li giudicheremo e poi li rinchiuderemo”. Ricopiando Trump, Kast ha promesso la costruzione di un muro di confine sulla con Perù e Bolivia, deportazioni di massa di migranti irregolari e carceri di massima sicurezza.
Nazista
Il fratello di Kast era ministro durante la dittatura di Pinochet, mentre suo padre era membro del partito nazista. Kast è schierato fermamente contro l’aborto ed è contrario a politiche di tutela ambientale. In America Latina negli ultimi anni i leader del cosiddetto “Socialismo del XXI secolo”, con l’esclusione del ritorno di Lula in Brasile, sono stati scalzati da un evidente spostamento a destra, dall’Argentina all’Ecuador, dalla Bolivia al Costa Rica, a El Salvador. Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, si è congratulato con Kast per la sua vittoria elettorale.
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