Impegnato nella guerra contro l’Iran, Donald Trump non molla la presa sull’emisfero occidentale. Messo in carniere il successo del cambio di regime in Venezuela, il presidente USA vuole sfruttare il vento a lui favorevole che ha visto il netto spostamento a destra di molti paesi dell’America latina e centrale. Parte allora “Shield of the Americas”, la coalizione guidata da Washington che ha come primo obiettivo la lotta ai cartelli della droga e il contrasto degli interessi economici e politici cinesi nell’area.
Golf club
Il tycoon ha convocato 12 leader latinoamericani nel suo golf club vicino Miami, per discutere degli interessi comuni: “Così come abbiamo formato una coalizione per sradicare l’Isis, ora abbiamo bisogno di una coalizione per sradicare i cartelli. Dobbiamo riconoscere – ha rimarcato – che l’epicentro della violenza dei cartelli è il Messico, da dove stanno alimentando e orchestrando gran parte dello spargimento di sangue e del caos in questo emisfero”. Lo ‘scudo’ impegna le nazioni partecipanti a coordinare gli sforzi militari e di polizia per combattere le organizzazioni criminali transnazionali, attraverso la condivisione di intelligence e il coordinamento delle operazioni anche militari per contrastare le infrastrutture dei cartelli e le rotte del traffico. Presenti alla firma del nuovo patto i leader di Argentina, Bolivia, Cile, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guyana, Honduras, Panama, Paraguay e Trinidad e Tobago.
Messico
Vistose le assenze di Brasile, Canada, Colombia e Messico, anche se meno di due settimane fa, le agenzie statunitensi hanno fornito assistenza di intelligence nel in raid di Jalisco per catturare Nemesio Oseguera Cervantes, noto come “El Mencho”, leader del cartello Jalisco New Generation (CJNG), uno dei narcotrafficanti più ricercati al mondo. Un rapporto non facile quello tra Trump e la presidente messicana, Claudia Sheinbaum, con l’inquilino della Casa Bianca che insiste: i cartelli “stanno prendendo il controllo del paese, stanno controllando il Messico. Non possiamo permetterlo. Troppo vicini a noi, troppo vicini a voi. L’unico modo per sconfiggere questi nemici è scatenare la potenza dei nostri eserciti. Useremo i missili, sono estremamente precisi”. Elogi, invece, per la presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez: “Sta facendo un ottimo lavoro con noi”, mentre si conferma l’occhio attento all’evoluzione di Cuba. “Aspettiamo con ansia il grande cambiamento che presto arriverà”, ha detto Trump. Il regime de L’Avana è “al capolinea. Non hanno soldi, non hanno petrolio, hanno una cattiva filosofia. Il regime è nei suoi ultimi momenti di vita, ma Cuba avrà una nuova grande vita”.
“Donroe”
Ma la “dottrina Donroe” – il ‘corollario’ Trump alla dottrina Monroe del XIX secolo – non prevede soltanto il contrasto al narco-traffico, ha anche un obiettivo geostrategico di contrasto all’influenza di Pechino: “Non permetteremo che un’influenza straniera ostile prenda piede in questo emisfero, che include il Canale di Panama”, ha segnalato Trump. Il segretario di Stato , Marco Rubio, ha ringraziato Trump per aver dato priorità all’emisfero occidentale e ai leader regionali ha mandato un messaggio preciso: “Vogliamo che vediate che quando si è amici e alleati degli Stati Uniti è una cosa positiva e che si riceve una risposta contraccambiata”. Anche un altro uomo MAGA, il segretario alla Guerra, Pete Hegseth, ha voluto ricordare: per troppo tempo gli Stati Uniti si sono concentrati sui confini di luoghi remoti “e non sui nostri confini, sul nostro emisfero occidentale”.
Kristi Noem
Al limite del gossip, invece la nomina dell’ex “Barbie dell’ICE”, Kristi Noem, riciclata – appena licenziata dal tycoon dal ruolo di segretaria della Sicurezza Interna – a inviata speciale di Washington per lo “Shield of the America”. Noem, soprannominata anche “luxury-jet-loving” per l’uso di un aereo di lusso con letto matrimoniale, e la segretaria della Giustizia, Pam Bondi, sono dal varo della seconda amministrazione Trump al centro di chiacchiere e polemiche per il loro stile “glamour”, ma anche particolarmente aggressivo nell’arena politica, a partire dalle posizioni estremamente dure sull’immigrazione. “Ora che l’America è sicura e i nostri confini sono sicuri – ha dichiarato Noem – vogliamo concentrarci sui nostri vicini e aiutarli a gestire i loro confini e le sfide che devono affrontare”.
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