Non avere pietà non ha mai fatto bene a nessuno. Mantenere il pollice verso dopo Beccaria sa tanto di inesorabilità. Come per ogni cosa, è normale discutere anche dell’atto di clemenza del Presidente delle Repubblica nei confronti di Nicole Minetti. Ma appunto discutere, confrontare le idee, non sottoporre alla mortificazione della lettera scarlatta. Entrata nella vicenda del berlusconiano Rubygate, Minetti al di là della simpatia o meno del personaggio, non sembra essere un’epigona di Leonarda Cianciulli, “la saponificatrice di Correggio” e la sua condanna tra l’altro rendeva possibile l’affidamento in prova.
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Si potrà discettare a lungo sull’opportunità, ma anche l’incaponirsi nelle accuse di empietà contro la novella Frine può rivelarsi ingannevole. Proprio il Capo dello Stato ha chiesto al ministero della Giustizia “di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza” di “supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza”. Il supplemento di indagine della Procura Generale presso la Corte d’Appello di Milano, ha riferito la procuratrice generale Francesca Nanni, ha riscontrato che “le notizie di stampa dalle quali ha tratto origine” la rinnovata investigazione, “non corrispondono al vero e che non sono emersi fatti contrastanti con il quadro probatorio già acquisito” sulla domanda di grazia di Nicole Minetti.
Sensibili
A dati giudiziari acquisiti, il Quirinale precisa “che, da oltre undici anni, quando una domanda di grazia è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti, il Presidente della Repubblica concede abitualmente la grazia, senza farsi influenzare da considerazioni estranee alle finalità umanitarie della grazia”. In particolare, sul decreto di grazia a Nicole Minetti, “il Quirinale non si è discostato dai comportamenti abituali, senza alcuna inconsueta segretezza. Nella maggior parte dei casi di concessione di grazia non viene emesso comunicato da parte del Quirinale, in ragione della presenza di dati sensibili – malattie, vicende e relazioni familiari, coinvolgimento di bambini e altri aspetti delicati – che vanno doverosamente tenuti al riparo da forme di divulgazione. Per offrire un preciso elemento di valutazione- conclude il comunicato della Presidenza della Repubblica – nel mandato presidenziale in corso da oltre quattro anni sono state concesse 42 grazie: per 12 di esse vi è stato un comunicato che le ha rese note, mentre non vi è stato comunicato per 30 casi, perché questi coinvolgevano dati sensibili”.
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