Ai nastri di partenza la campagna elettorale per le presidenziali del prossimo 4 ottobre in Brasile. Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva, 80 anni, si presenta come favorito e si candida per la settima volta e per il suo quarto mandato alla guida del gigante del sud America, che dal 1964 al 1985 ha vissuto 23 anni di dittatura militare e poi dal 2019 al 2023 la micidiale presidenza di Jair Bolsonaro, amico di Trump ed epigono dei generali. Lo stesso Bolsonaro, protagonista del fallito putsch per impedire l’insediamento di Lula e per questo condannato a 27 anni, è ai domiciliari.
Democrazia
Lula, dopo i nuovi dazi di Trump contro il Brasile, ha scelto le colonne del Washington Post per lanciare la sua candidatura: “Il destino del Brasile spetta solo ai brasiliani, senza interferenze o assoggettamenti stranieri. Nessuno ci sconfiggerà con le bugie”. Due le parole d’ordine del presidente: sovranità nazionale e democrazia. E come spiegano dal Partito dei Lavoratori (PT), il partito di Lula, sovranità non nel senso di una bandiera, un confine, ma sovranità digitale, alimentare, scientifica e tecnologica. Sovranità direttamente collegata alla lotta contro le disuguaglianze sociali ed economiche e alla democrazia, con la partecipazione sociale della società brasiliana alla costruzione del proprio destino. Lula, dopo aver combattuto la fame e la povertà nei suoi precedenti mandati, punta allo sviluppo della prima infanzia e all’universalizzazione dell’istruzione di base a tempo pieno. Si punta anche a migliorare l’accesso al SUS, il Sistema Sanitario Pubblico universale brasiliano. “Per il Brasile – afferma Lula – l’unica guerra che dobbiamo combattere in questa parte del mondo è quella contro la fame, la povertà e la disuguaglianza. E le uniche armi che dovremmo impiegare sono gli investimenti, il trasferimento tecnologico e un commercio equo ed equilibrato”.
PIX
Quindi, no ai dazi di Trump ma anche no alle ingerenze USA: “L’America Latina e i Caraibi non hanno bisogno né di portaerei a pattugliare le loro acque né di dazi punitivi. Ciò che ci manca sono partner affidabili e prevedibili. Sono convinto che unire le forze attorno a iniziative concrete che coinvolgano investimenti, commercio e lotta alla criminalità organizzata sia la strada da percorrere per superare i mali che affliggono un emisfero che appartiene a tutti noi. Dividere il mondo in sfere d’influenza e perseguire iniziative neocoloniali per l’accaparramento di risorse strategiche sono gesti anacronistici e passi indietro”. Emblematica la vicenda del sistema di pagamenti elettronici pubblico e gratuito PIX, messo nel mirino da Trump. Alla faccia delle grandi carte di credito targate stelle e strisce, PIX è diventato uno dei sistemi di pagamento istantaneo di maggior successo al mondo e ha il merito di aver promosso l’inclusione finanziaria, in particolare per le persone a basso reddito e i lavoratori informali.
Rivale
Le sfuriate e le punizioni di Trump, mettono in difficoltà quello che appare come l’unico rivale di Lula, il figlio di Bolsonaro, Flavio. La convention che lo ha indicato ha evidenziato però la sua difficoltà a costruire un’alleanza anti-Lula, mentre dopo quello del tycoon il sono arrivati gli imbarazzanti sostegni del presidente argentino Milei e del premier israeliano Netanyahu. Il più recente sondaggio mostra che Lula sconfiggerebbe Flavio Bolsonaro in un eventuale ballottaggio, previsto per il 25 ottobre, con il 48% contro il 43%.
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