Dopo il lockdown e con un anno di fatto perso, la scuola torna a muovere qualche incerto passo in direzione di una normalità per altro già alquanto complicata in tempi pre-Covid. Presto ci saranno gli esami minimalisti causa Covid-19, ma intanto bisogna pensare a settembre, all’inizio del nuovo anno con le scuole che dovranno riaprire seguendo precise norme di contenimento: mascherine, distanze tra i banchi e ingressi scaglionati. Scelte delicate e difficili, proprio mentre il paese sembra concentrarsi soprattutto su movide e spritz, piuttosto che sulla formazione dei figli. Ernesto Galli della Loggia dalle colonne del Corriere della sera denuncia lo “smantellamento dell’impianto scolastico-educativo nel suo complesso” e nota: “La povertà educativa italiana sta soprattutto nel impreparazione”, con giovani “spesso incapaci di scrivere quattro righe senza errori di ortografia e di punteggiatura raccapriccianti”.

Concorso Di futuro della istruzione si è discusso nella maggioranza, mentre è in approvazione il decreto scuola predisposto dal governo nel quadro dell’emergenza Coronavirus. Dopo molte polemiche, si è trovato un accordo sul concorso per l’inserimento degli insegnanti precari: prova scritta dopo l’estate per oltre 30 mila e non gli ormai abusati quiz. Il premier Conte ha lavorato in prima persona con un obiettivo “combattere il precariato, garantendo la meritocrazia”. È stata così accantonata l’idea di una sempre più incerta ministra pentastellata, “per rimettere in un quadro meno confuso le proposte venute da una non sempre lucida ministra, Lucia Azzolina, che avrebbe voluto un concorsone con risposte a crocette nel bel mezzo dell’estate. Alla fine pure Azzolina accetta e dice: “Abbiamo 78 mila insegnanti da assumere nel primo e secondo ciclo, fra concorsi ordinari e concorso straordinario. Sono numeri importanti e dobbiamo fare presto. La scuola ha bisogno di stabilità e programmazione. Possiamo davvero voltare pagina e farlo nell’interesse dei nostri ragazzi”.

Centralità  Il sottosegretario all’Istruzione, Peppe De Cristofaro di Leu, spiega: “Forse non sono pienamente le risposte che alcuni si aspettavano e non ci sono né vincitori né perdenti. Hanno vinto la volontà e l’impegno comune di scelte con la più ampia condivisione possibile per migliorare la scuola italiana e superare l’emergenza in corso”, l’impegno diretto del presidente Conte “è la dimostrazione della centralità che l’istruzione delle giovani generazioni ha per questo governo e deve avere per l’intero sistema paese”.