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mercoledì, 7 Dicembre 2022

Monumenti rovesciati, da Churchill a Montanelli razzismo sotto accusa

L’anti-razzismo rimette in discussione la storia dell’Occidente e a farne le spese sono le statue di personaggi diventati controversi. Le proteste globali dopo l’uccisione di George Floyd alimentano le dispute sull’interpretazione dell’epoca del colonialismo, dalle Americhe all’Europa. Il primo a farne le spese è stato il commerciante di schiavi e filantropo, Edward Colston.

Bronzo La sua statua in bronzo è stata abbattuta e spinta nelle acque del porto di Bristol. Alla fine del XVII secolo fu personalità della Royal African Company, che deteneva il monopolio del commercio di avorio, oro e, soprattutto, degli schiavi, ma è passato alla storia come benefattore per le sue opere di beneficenza. In Italia la statua dedicata al giornalista Indro Montanelli, nel giardino di via Palestro nel centro di Milano, è stata imbrattata con della vernice rossa. “Razzista, stupratore”, le scritte per condannare un episodio di schiavitù sessuale ai danni di una giovane eritrea, ai tempi dell’aggressione del regime fascista all’Etiopia.

Impacchettata In Inghilterra è stata ‘impacchettata’ la statua, di fronte a Westminster, del premier vincitore della Seconda Guerra mondiale, Winston Churchill, per proteggerla da eventuali tentazioni vandaliche di manifestanti anti-razzisti. Al ‘sir’ con il sigaro e le dita a V in segno di vittoria non si fanno sconti per certe sue posizioni considerate razziste e il ruolo di protagonista dell’imperialismo britannico. Nel mirino degli attivisti anche Robert Baden-Powell, il fondatore degli scout, accusato di razzismo, omofobia e ammirazione per Hitler. La sua statua si sull’isola di Brownsea nell’Inghilterra meridionale, luogo di nascita dello scoutismo, è stata rimossa per precauzione.

Decapitata Imbrattati in Belgio per i monumenti al re Leopoldo II, protagonista dell’instaurazione di un brutale regime coloniale in Congo. Negli Stati Uniti non è stato risparmiato Cristoforo Colombo, lo scopritore dell’America in quel fatidico 12 ottobre 1492. A Boston una statua è stata decapitata da chi ritiene che le sue spedizioni furono la premessa alla colonizzazione del continente e al genocidio della sua popolazione autoctona. Sentimenti analoghi in molti paesi dell’America Latina, dove il nome dell’esploratore genovese è legato al capitolo oscuro del colonialismo spagnolo. Ancora negli Usa sulla lista nera i monumenti ai personaggi del Sud confederato considerati simboli di oppressione e schiavitù. A Richmond, capitale della Virginia, verrà rimossa la statua del generale sudista Robert E. Lee.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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