Una cosa, almeno di sconquassi imprevedibili, non ci saranno elezioni poliche fino alle prossime elezioni per il Presidente della Repubblica. E’ l’unica cosa certa in casa Pd, a costo di doversi sopportare ancora Conte, che non amano e quella fetta di grillini che non ne vogliono sapere di un’alleanza stabile con loro. Insomma quelli, con a capo Casaleggio e Di Battista che non si vogliono fare pidiezzare. Certo di pazienza c’è ne vorrà in abbondanza per arrivare al risultato. Ma l’imperativo è mai un Capo dello Stato eletto dal centrodestra. E’ vero che manca ancora un anno e mezzo all’importante scadenza, con la vecchia regola della politica che chi parte troppo presto finisce sempre bruciato sul filo di lana. Il caso più eclatante e’ stato quello di Amintore Fanfani che tutto aveva preparato in anticipo e poi fu bruciato da Andreotti, che brucio’ all’ultimo anche “l’amico” Forlani per poi finire anche lui sullo spiedo, nella tormentata stagione con bomba che uccise Falcone e porto’ al Colle Scalfaro. I più’ illustri trombati della seconda Repubblica, autori di dispetti reciproci, cono stati Prodi e D’Alema. Fare oggi nomi del nuovo Presidente e’ puro gioco di artifizio, anche se sono in molti a coltivare qualche speranzella. A partire dallo stesso Conte, che vorrebbe fare rinascere l’Italia (impresa molto difficile), dai vari Prodi, anche se dice un no che tutti intendono invece come un si’ ad un’eventutuale candidatura. C’è chi sostiene che anche Monti si stia dando da fare come può. Nessuno di questi nomi però appare come il più probabile. Ad oggi se le cose andranno se non bene, benino, la soluzione più plausibile e’ quella di un nuovo bis, quello di Mattarella dopo quello di Napolitano. Altrimenti avremo qualche sorpresa, con il nome tirato fuori all’ultimo secondo, prima della quarta votazione che in genere e’ quella decisiva. Solo a Napolitano spetto’ l’onore di essere subito eletto a grandissima maggioranza.