Rilanciare la “Nuova via della seta”, quasi come un Piano Marshall 2.0 per l’era post-Covid. Il presidente cinese, Xi Jinping, lo ha spiegato in un messaggio in occasione della videoconferenza con ministri e alti funzionari di 25 paesi, presenti anche il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, e l’amministratore del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite, Achim Steiner. Pechino intende lavorare con i partner per sviluppare la “Belt and Road Initiative” come modello di cooperazione per affrontare le sfide del dopo pandemia.

Attacco

Questo sia sul fronte della ripresa economica e sociale, con proposte per far ripartire la crescita e rilanciare il potenziale di sviluppo, sia sul fronte della salute, con l’obiettivo di proteggere la sicurezza e il benessere delle persone. L’attacco improvviso del Coronavirus, ha ricordato Xi, ha rappresentato una minaccia per la vita e per la salute in tutto il mondo, ma ha anche inferto un duro colpo all’economia mondiale e ha introdotto per il futuro difficili sfide economiche e sociali.

Opportunità

Per questo tornare a discutere e a confrontarsi sulla Belt and Road è una “opportunità per rafforzare la solidarietà e la cooperazione internazionale. La Cina farà il possibile e contribuirà alla vittoria contro il Covid-19 e alla ripresa globale dell’economia. Che si tratti di domare il virus o di raggiungere la ripresa economica. Non si può avere successo senza solidarietà, cooperazione e multilateralismo. Ed è proprio qui che la cooperazione internazionale Belt and Road può fare la differenza”.

Braccia aperte

Un percorso quello indicato da Xi da cui però diverse forze cercano di mettere in guardia l’Europa. Dalle colonne di Le Monde arriva il caveat dell’analista, Sylvie Kauffmann, secondo cui la crisi legata alla pandemia “ha aperto gli occhi a quanti tra i Ventisette ancora avevano una certa benevolenza per Pechino”. Una decina di anni fa con la crisi del debito, la Cina e i suoi investimenti vennero accolti a braccia aperte, con la vendita dei porti di paesi del Sud Europa e la creazione dell’iniziativa “17 + 1” tra Pechino e i paesi dell’Europa centrale e orientale.

Altra faccia

Oggi sarebbe invece emersa l’altra faccia della Cina: il rifiuto della trasparenza sull’origine del Coronavirus, l’aggressività diplomatica, l’offensiva della propaganda, senza dimenticare il duro trattamento riservato a Hong Kong. Tutti elementi che per l’Europa renderebbero Pechino più un “rivale sistemico”, che non un possibile partner.