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lunedì, 4 Dicembre 2023

Rolling Stones vs Trump, “non usi nostre canzoni o in tribunale”

I Rolling Stones, la band per eccellenza del “Sex & Drugs & Rock & Roll” contro il presidente tycoon. Il gruppo guidato dall’ormai 76enne, ma sempre super in forma, Mick Jagger, dice basta all’utilizzo delle proprie canzoni per la campagna elettorale di Donald Trump. Il brano incriminato, per cui gli uomini del presidente già avevano ricevuto una diffida nella campagna del 2016, è la notissima “You Can’t Always Get What You Want” del 1969.

Tulsa

Lo staff di Trump ha deciso di spararla a tutto volume nel primo comizio della campagna 2020, l’appuntamento poi rivelatosi un flop di Tulsa, in Oklahoma. Ora gli Stones ne hanno le tasche piene e se nel 2016 avevano twittato: “I Rolling Stones non appoggiano Donald Trump”, ora pensano a un’azione legale. Gli organizzatori della campagna elettorale sostengono di aver pagato e profumatamente per le colonne sonore utilizzate nei raduni. Ma dalla BMI, la Siae Usa, si ricorda che gli artisti possono negare l’uso delle loro canzoni. Metterle in scaletta per un evento pubblico senza permesso costituisce una precisa violazione dell’accordo di licenza ed è passibile di azioni legali.

Avvocati

Gli avvocati dei Rolling Stones hanno confermato che possibili “ulteriori passi per escludere il signor Trump” dall’utilizzo di brani della band a fini elettorali, poiché i precedenti avvertimenti a “desistere” sono stati ignorati. Jagger, Keith Richards, Ronnie Wood e Charlie Watts hanno appena prodotto il loro nuovo singolo da otto anni a questa parte, “Living in a Ghost Town”, che nel videoclip, mostra città vuote durante il periodo del lockdown. In ogni caso è fitta la schiera degli artisti che hanno detto no a Trump per l’utilizzo delle loro hit.

Vasco

Si va dal cantautore Neil Young ai Queen, dalla stella del pop Rihanna ai familiari del rocker Tom Petty, infuriati per l’utilizzo sempre a Tulsa della nota “I Won’t Back Down”. E polemiche sui brani musicali suonati in occasione di raduni politici sono all’ordine del giorno anche in Italia. Come il recente scontro ‘Blasco-Capitano’, con Vasco Rossi a cui non garba che il leader della Lega Matteo Salvini faccia campagna elettorale sulle note di “C’è chi dice no”.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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