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venerdì, 1 Luglio 2022

L’Etiopia comincia a riempire la diga sul Nilo. Per l’Egitto l’incubo dell’ultima “piaga”

Per l’Egitto potrebbe rivelarsi l’11esima piaga. Dopo le dieci bibliche, inflitte da Dio affinché Mosè potesse liberare il popolo ebraico dai faraoni, ora l’incubo si chiama GERD. La Grand Ethiopian Renaissance Dam: la diga del Millennio, del Rinascimento dell’Etiopia. Uno sbarramento artificiale lungo poco meno di 1.800 metri, che bloccherà le acque del Nilo Azzurro. Dal 2011, a soli 15 chilometri dal confine con il Sudan, è in costruzione la diga che alimenterà la più grande centrale idroelettrica d’Africa. Fornirà energia a 65 milioni di persone.

Infrastruttura

Un’infrastruttura cruciale per i progetti di crescita economica di Addis Abeba. Al contrario, Il Cairo teme per il flusso d’acqua del Nilo. Il fiume sacro a cui dalla notte dei tempi si affida, quasi interamente, per le sue esigenze idriche. Dieci anni di negoziati non sono serviti a trovare l’accordo, che coinvolge anche gli interessi del Sudan. Per gli egiziani è vitale avere certezze, poter contare su di un volume d’acqua garantito ogni anno. Con le piogge o in tempi di siccità. Il presidente egiziano, Abdel-Fattah al-Sisi, ha chiesto l’intermediazione di quello americano, Donald Trump, ma al momento senza risultati. Anzi, le immagini satellitari scattate tra il 27 giugno e il 12 luglio mostrano un costante aumento della quantità di acqua trattenuta dalla diga.

Acqua

Il ministro etiope per l’Acqua, Seleshi Bekele, ha confermato: “La costruzione della diga e il riempimento del lago serbatoio vanno di pari passo”. Si sta chiudendo la sezione centrale della diga e le turbine del livello più basso potrebbero tra non molto entrare in azione. A opera completata ci vorranno dai cinque ai sette anni, ma c’è anche chi parla di dieci, per riempire al massimo della sua capacità il lago artificiale di circa 250 chilometri creato dalle acque del Nilo. Una massa imponente, che dovrebbe generare 6.45 gigawatt di elettricità. In anni di piogge normali o superiori alla media per Egitto e Sudan non si dovrebbero registrare problemi particolari.

Siccità

Invece, assolutamente incognito è lo scenario di una siccità prolungata. Una volta completata la fase di riempimento, Addis Abeba non intende essere legata a quantità determinate e fisse di acqua da rilasciare. Il rischio più volte paventato è quello di un vero e proprio conflitto armato per l’acqua. Conserva un certo ottimismo l’Unione africana, l’organizzazione internazionale degli Stati africani. L’impegno è quello fortemente voluto, ma quasi impossibile, di trovare una soluzione che accontenti tutti.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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