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mercoledì, 18 Maggio 2022

Fine vita, Cappato e Welby assolti da accusa suicidio assistito di Trentini

Mina Welby e Marco Cappato assolti a Massa dall’accusa di aiuto al suicidio di Davide Trentini. Il 53enne malato di Sla ricorse al suicidio assistito nel luglio 2017 in una clinica svizzera. Per la Corte di Assise il fatto non sussiste. Il pm aveva chiesto una condanna ai minimi di legge e con le attenuanti generiche: “Il reato di aiuto al suicidio sussiste, ma credo ai loro nobili intenti”. Nella vicenda Trentini, Mina Welby fornì aiuto per completare la documentazione e poi necessaria lo accompagnò in Svizzera, mentre Cappato raccolse i fondi necessari. Welby e Cappato, copresidente e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, si autodenunciarono.

Consulta

Nel settembre 2019 la Corte Costituzionale si era pronunciata sul caso Dj Fabo/Cappato ritenendo “non punibile, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”. La sentenza di oggi, ha commentato Cappato, “è un precedente importante, che allarga il margine di applicazione della sentenza della Consulta anche a coloro che non sono attaccati ad una macchina”. Il problema però è che “queste garanzie per tutti i cittadini italiani le può fornire solo il Parlamento” con l’approvazione di una legge sul fine vita.

Promessa

Mina Welby ricorda la promessa fatta nel 2006 al marito Piergiorgio, che aveva chiesto fosse staccata la spina alle apparecchiature che lo tenevano in vita: “Oggi posso dirgli che sono andata avanti e che non mi fermerò mai. Dobbiamo ancora ottenere la legge, nel frattempo sono pronta ad accompagnare in Svizzera tutte le persone che me lo chiederanno”. La legge, ha chiarito ancora Cappato, “serve per garantire un diritto a tutti i cittadini e a eliminare una potenziale discriminazione. L’azione di disobbedienza civile continuerà, fino a quando il Parlamento non si sarà assunto la responsabilità che finora non si è assunto. Ora il Parlamento faccia una legge”.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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