Si aggrava – e non è ancora definitivo perchè all’appello mancano ancora decine di dispersi – il bilancio delle vittime della terrificante doppia esplosione avvenuta ieri pomeriggio nella zona del porto di Beirut: 135 morti, 5.000 feriti, 300.000 sfollati con gli ospedali subito al collasso. Una strage. L’unica buona notizia in tanto orrore è quella relativa ai fumi che hanno investito la città: non sono tossici e quindi l’invito all’evacuazione di tutta la zona del porto è stato revocato. Si continua a scavare con frenesia tra le macerie dei palazzi crollati sotto l’onda d’urto della doppia esplosione di quasi 3.000 tonnellate di nitrato di ammonio stoccate senza alcuna protezione in un capannone. Si è saputo che il fertilizzante – mischiato con oli minerali diventa un potente esplosivo, spesso usato anche da terroristi – era stato sequestrato nel 2014 da una nave nel porto di Tripoli e quindi stoccato a Beirut in una zona del porto vicina ad una fabbrica di fuochi artificiali.

Lì potrebbe essere scoppiato l’incendio che ha dato origine all’esplosione dalla potenza di 240 tonnellate di tritolo, una quantità 20 volte superiore a quella della ‘madre di tutte le bombe’ (meglio conosciuta con l’acronimo MOAB, la bomba non nucleare più potente nell’arsenale militare americano, lunga nove metri e un peso vicino alle dieci tonnellate, con raggio d’effetto di oltre 1 chilometro. Misurata in kilotoni, una potenza pari a quella di un ordigno nucleare tattico. E ciò che rimane della zona del porto della capitale libanese rimanda all’esito di un bombardamento: macerie ovunque, case semi sventrate, automobili rovesciate e incendiate. Quanto alle indagini sulle cause della doppia esplosione la magistratura libanese ha ordinato l’arresto (ai domiciliari) di tutti i dirigenti del porto della capitale accusati, per ora e per l’evidente incuria, di disastro colposo. Da l’Aja invece è arrivata la notizia del rinvio da parte del Tribunale penale internazionale, proprio a causa di quanto accaduto ieri a Beirut, della sentenza sull’assassinio del presidente libanese Hariri avvenuto in un attentato nel febbraio del 2005. La sentenza era attesa per dopodomani, 7 agosto.