A Montecitorio è scattata una vera e propria caccia ai ‘furbetti del bonus Iva’, quei cinque deputati che hanno chiesto all’Inps – secondo quanto riporta stamane ‘Repubblica’ – il bonus da 600 euro al mese poi elevato a 1.000 previsto dai decreti Cura Italia e Rilancio per sostenere il reddito di autonomi e partite Iva. La segnalazione sui parlamentari che evidentemente non si sarebbero accontentati dello stipendio da deputato (13.000 euro netti al mese) è venuta dalla direzione centrale Antifrode e Anticorruzione istituita all’interno dello stesso Istituto di previdenza. La ‘caccia’ è scattata – per ora sui social – e punta all’identificazione dei cinque deputati i cui nomi sono ancora coperti per motivi di privacy.

Ma il segreto non dovrebbe resistere a lungo perchè circola già un’altra notizia più circostanziata: sempre secondo il quotidiano diretto da Molinari tre dei cinque sarebbero leghisti, uno del Movimento Cinquestelle e uno di Italia viva… Vero? Non vero? In assenza di ‘confessioni’ l’unica certezza al momento è che tutto lo schieramento politico è intervenuto per condannare il comportamento dei cinque parlamentari al grido unanime di “Vergogna!”, per invitarli a uscire allo scoperto, a restituire i soldi e a chiedere scusa agli italiani, soprattutto a quelli in gravissime difficoltà per il Covid-19. Luigi Di Maio (M5s) parla di comportamento “indecente e vergognoso”, li chiama ironicamente “poveri furbetti” e li invita ad “avere il coraggio di uscire allo scoperto: chiedano scusa agli italiani, restituiscano i soldi e si dimettano, se in corpo gli è rimasto ancora un briciolo di pudore”. “Posso dire che è una vera vergogna?” è il commento del segretario del Pd Nicola Zingaretti.

Per il presidente della Camera Roberto Fico i cinque devono chiedere scusa e restituire quanto percepito:” È una questione di dignità e di opportunità. Perché, in quanto rappresentanti del popolo, abbiamo degli obblighi morali, al di là di quelli giuridici. “Che un parlamentare chieda i 600 euro destinati alle partite Iva in difficoltà è una vergogna. Che un decreto del governo lo permetta è una vergogna. Che l’Inps (che non ha ancora pagato la cassa integrazione a migliaia di lavoratori) abbia dato quei soldi è una vergogna. In qualunque Paese al mondo – ha commentato il leader della Lega Matteo Salvini – tutti costoro si dimetterebbero”.