Israele è pronto per un secondo lockdown totale. Il comitato ministeriale sul Coronavirus ha proposto che il blocco entri in vigore prima del Capodanno ebraico, Rosh Hashanà, del 19-20 settembre. La decisione finale verrà presa domenica in una riunione del governo al completo. Israele diventerebbe il primo paese sviluppato a chiudere nuovamente tutto a livello nazionale per due settimane. A seguire sono previste altre due settimane di limiti rigorosi ai movimenti e all’attività economica. Successivamente, in presenza di segni di miglioramento della situazione, le restrizioni verranno applicate solo nelle aree dei focolai.

Contagi

Al 10 settembre circa 145 mila sono state infettate, su una popolazione di nove milioni. Poiché i contagi aumentano ogni giorno, le autorità sanitarie hanno paventato il rischio che gli ospedali presto non siano più in grado di fronteggiare la crisi. I casi giornalieri sono salti da 5 alla fine dello scorso mese di maggio a più di 4 mila nell’ultima settimana. I decessi sono quadruplicati, fino a quasi 1.100. Contro il blocco si sono al momento espressi alcuni ministri delle formazioni ultraortodosse che sostengono il governo di unità nazionale, nato dall’accordo su una staffetta come premier tra Benjamin Netanyahu e il suo ex rivale, Benny Gantz. Con il primo lockdown Gerusalemme era riuscita, con un’azione rapida e decisa, a riportare l’epidemia sotto controllo. Successivamente l’abbandono delle cautele da parte di molti cittadini, specie nelle aree delle comunità ultraortodosse e arabe, ha prodotto una ripresa del Covid.

Economia

Le chiusure hanno avuto pesanti ripercussioni sull’economia e le proteste per l’elevata disoccupazione si sono unite a quelle per le accuse di corruzione contro il primo ministro. Il malcontento contro Netanyahu ha preso la forma di proteste settimanali di massa. Un nuovo blocco di un mese costerebbe all’economia israeliana circa 4,4 miliardi di dollari, secondo le stime del ministero delle Finanze. Con il lockdown resterebbero aperti soltanto i negozi di alimentari e le farmacie. Scuole chiuse, con lezioni online dalla quinta elementare in su, e limitazione di movimento a non più di 500 metri da casa, tranne per l’acquisto di forniture vitali.

Intelligence

Un rapporto del Coronavirus National Information and Knowledge Center, che opera sotto l’egida del ministero della Salute ed è gestito dall’intelligence militare, ritiene che il blocco completo sia l’unico modo per ridurre l’aggressività dell’epidemia in un lasso di tempo ragionevole. Pur nella consapevolezza che le severe limitazioni richiedano “un prezzo elevato per la società e per l’economia”, il rapporto sottolinea che quanto prima le misure saranno attuate, tanto più rapidamente sarà possibile abbassare i livelli di contagio e ridurre il bilancio delle vittime.