World Food Programme

di Oriana Mariotti

Il World Food Programme, l’agenzia ONU per l’assistenza alimentare, vince il Nobel per la pace. Il prestigioso riconoscimento per il lavoro svolto – anche nel periodo della pandemia – per combattere la fame nel mondo e ristabilire la pace nei territori di guerra. L’anno scorso il WFP, che di fatto è la più grande organizzazione umanitaria nel mondo, ha assistito più di 100 milioni di persone in 88 Paesi. Proprio nel momento di minor supporto all’ONU da parte degli Stati Uniti, sotto la presidenza Trump. Secondo il rapporto 2020 di FAO, UNICEF e altre agenzie ONU, oggi nel mondo 690 milioni di persone soffrono la fame. E nonostante gli sforzi sempre più arduo diventa raggiungere il traguardo “Zero fame” per il 2030.

Carestia

Verso la fine del primo lockdown, mentre il mondo era impegnato a sopravvivere al morbo invisibile, un altro mostro, continuava a mietere vittime nei Paesi poveri e nelle zone di guerra: la fame. “Il mondo non ha mai vissuto una carestia come questa”, raccontavano i giornalisti del NYT, “il numero dei morti di fame potrebbe salire a 265 milioni per la fine dell’anno”. Entusiasta per il premio l’UNICEF Italia, che ha twittato: “Felici e orgogliosi per il premio Nobel per la pace appena tributato al WFP. Agenzia di punta della famiglia ONU e nostro insostituibile partner sugli scenari di ogni emergenza umanitaria del Pianeta”.