Coronavirus

Contagi sempre in salita: oggi 5.724 nuovi casi positivi (5.372 ieri) e 29 morti. Numeri da seconda ondata che spingono il governo a varare una nuova stretta, altre restrizioni in funzione anti-Covid – con le movide e la convivialità nel mirino – pur di evitare un altro lockdown generalizzato che avrebbe ripercussioni economiche e sociali drammatiche. Più probabili chiusure locali in base allo sviluppo dei focolai e all’andamento della curva epidemiologica. Nelle ultime 24 ore la Lombardia ha superato la soglia psicologica dei 1.000 nuovi contagi e la Campania conta i suoi casi positivi (oggi circa 700) sapendo che il governatore De Luca ha annunciato che oltre i mille chiuderà tutto.

Per domani è stato convocato d’urgenza il Comitato tecnico-scientifico in vista del dpcm che Conte deve emanare entro il 15 ottobre. L’aria e i numeri della pandemia in Italia non fanno presagire nulla di buono, anche se la nostra condizione è migliore di quella di altri paesi europei. Ma la forbice si stringe e la preoccupazione avanza: c’è stata l’apertura delle scuole, ci vogliono giorni per avere l’esito dei tamponi, l’app immuni non decolla e certe situazioni locali – dal pasticcio dei vaccini antiinfluenzali nella regione Lombardia alle file chilometriche ai drive-in di Roma di cittadini in attesa di un tampone – non aiutano a dissipare la percezione di una serie di ritardi accumulati durante l’estate, un periodo in cui le regioni hanno allentato le maglie delle precauzioni anti-coronavirus.

Mesi in cui il virus ha dato un pò di tregua e che avrebbero dovuto essere sfruttati anche a livello centrale per prepararsi al meglio alla seconda ondata, la temuta seconda ondata, che puntualmente si è presentata all’inizio dell’autunno ed ora fa impennare il numero dei casi positivi. Malgrado tutto il ministro della Salute Roberto Speranza si è detto ottimista anche se la vittoria sul virus non è certo alle porte: “Le misure contano ma quello che è veramente decisivo sono e restano i comportamenti delle persone – ha detto -. Io penso che la scienza in un tempo congruo ci darà risposte incoraggianti. Io sono ottimista non sono pessimista, la battaglia l’umanità la vincerà. Presto non significa però domani mattina e neanche tra pochissime settimane ma con tutta probabilità nella prima parte del 2021. Quindi abbiamo una fase di resistenza e di convivenza dove purtroppo non abbiamo ancora il vaccino, non abbiamo ancora cure risolutive e quindi in questi mesi non mi stancherò mai di dire che i comportamenti delle persone sono la vera chiave essenziale: mascherine, distanziamento e lavaggio delle mani sono le armi che abbiamo”.

A proposito di mascherine si è svolta oggi a Roma una doppia manifestazione dei no-Mask (non vogliono essere chiamati ‘negazionisti’ del Covid): a San Giovanni e davanti alla Bocca della Verità diverse centinaia di persone – forse 1.500-2.000 persone, non la folla che gli organizzatori si attendevano – si sono radunate per protestare contro quella che chiamano la ‘dittatura sanitaria’ del governo che impone l’obbligo delle mascherine, violando la Costituzione. La minaccia del capo della Polizia di far sciogliere l’assembramento se la gente non avesse indossato la mascherina e la paura delle multe da 400 a 1.000 euro hanno indotto la maggioranza dei no-mask a partecipare alla manifestazione indossando il contestato dispositivo.

Solo pochi si sono rifiutati: un uomo è stato fermato per pochi minuti dalla polizia, alcuni altri dimostranti sono stati identificati e presumibilmente saranno multati. Non era presente Enrico Montesano. “Non siamo negazionisti, quel termine viene usato per chi nega l’Olocausto, mentre io credo sia alla Shoah che al Covid – ha detto all’Ansa uno di loro, mascherina abbassata sul mento per parlare con i cronisti – ma qui siamo arrivati al punto che la Costituzione non esiste più e non si può né dissentire né manifestare”.