Conte firma DPCM 10.2020

Oltre 10mila nuovi casi, con un’Italia impreparata, quasi attonita. Eppure la cosiddetta ondata di ritorno era stata ampiamente prevista. Dopo avere passato Pasqua a casa in lockdown, a Ferragosto tutti a fare baldoria o quasi, come se nulla fosse ed ora e’ a rischio perfino il Natale, con una conseguente perdita di 40 miliardi. Roba da non rialzarsi più a livello economico. Le misure dell’ultimo Dpcm sembrano solo dei pannicelli, incapaci di fermare la pandemia.

Ora il Pd e’ all’attacco nel chiedere subito interventi più severi a Conte, sul tipo di quelli adottati in Francia da Macron, una sorta di coprifuoco notturno. Il fatto e’ che la nave guidata da Conte appare alla deriva in preda alla tempesta che già c’é ma che rischia di trasformarsi in uno tsunami. Tante cose potevano essere fatte dalla fine del lockdown e non sono state fatte. Se all’inizio del Covid fummo tutti colti di sorpresa, nonostante alcuni allarmi fossero arrivati, ora non si può dire altrettanto. Le colpe in Italia tendono tutti a scaricarle sull’altro.

Ma certo il governo in questi casi e’ il primo responsabile di ciò che deve essere fatto. Arriviamo sempre dopo e non prima. Se questo è un difetto della politica in generale, avrebbero dovuto capire che in una prospettiva di un possibile disastro nazionale bisognava agire per tempo. Sempre misure tampone al susseguirsi della malattia. Non c’era nessun piano preciso. Ora si affollano, come già avvenne mesi fa, pareri e opinioni scientifiche e politiche. Occorrerebbe un piano definito con tanto di paletti ed indicazioni sul futuro, scandendo i tempi di eventuali provvedimenti.

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