Conte con mascherina

Un nuovo dpcm (a soli cinque giorni dall’ultimo del 13 ottobre) per evitare un ritorno al lockdowm generalizzato, qualcosa che il paese non si può permettere. “Non possiamo più perdere tempo” ha detto Giuseppe Conte sceso nel cortile di palazzo Chigi poco prima delle 22 per annunciare e spiegare le nuove misure restrittive pensate e ripensate nel corso dei confronti, anche tesi, con le Regioni e con il Comitato tecnico-scientifico alla luce degli ultimi drammatici numeri della pandemia da Covid-19: 11.705 nuovi contagi, 69 vittime nelle ultime 24 ore. Tra le nuove misure quella ‘anti-movida’ di affidare ai sindaci il compito o la possibilità di chiudere, sbarrare strade e piazze dove è più evidente l’assembramento di giovani.

Al termine dunque di una giornata frenetica, tra il rincorrersi di voci e indiscrezioni sia sui contenuti del nuovo dpcm sia sulla ‘guerra’ nel governo tra i ‘duri’ e i ‘morbidi’, il premier ha affrontato le telecamere ed ha spiegato come il governo pensa di porre un freno all’espansione dell’epidemia da coronavirus, con misure che limitano ulteriormente spazi di libertà personale e di impresa ma con “prudenza e proporzionalità” e con l’obiettivo primario di salvaguardare la salute dei cittadini. Sullo sfondo, sempre, l’appello alla responsabilità individuale.

La scuola: resta ed è prevalente la didattica in presenza che potrà essere solo integrata dalla didattica digitale; per gli studenti delle superiori l’entrata è ritardata alle 9 e sono previsti eventuali turni pomeridiani. Ristoranti e bar: le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite dalle ore 5,00 sino alle ore 24,00 con consumo al tavolo, e con un massimo di sei persone per tavolo, e sino alle ore 18.00 in assenza di consumo al tavolo; resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché, fino alle ore 24,00 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze.

E’ poi fatto obbligo agli esercenti di affiggere un cartello all’ingresso del locale che riporti il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente nel locale medesimo, sulla base dei protocolli e delle linee guida vigenti. Palestre: il governo dà alle palestre una settimana di tempo per adeguarsi ai protocolli di sicurezza, per chi non si adegua prevista la chiusura. I sindaci e la movida: i sindaci dispongono la chiusura al pubblico, dopo le ore 21, di vie o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, fatta salva la possibilità di accesso e deflusso agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private. A stretto giro il Campidoglio ha già fatto sapere che sta riflettendo sulla chiusura alle 21 di strade e piazze della movida romana