Conte conf stampa

Nel quadro della lotta anti-Covid Giuseppe Conte ha firmato nella notte l’ultimo Dpcm, il decreto che per un mese trasformerà metaforicamente l’Italia in un ‘semaforo’ con la divisione del paese in Regioni ad alto rischio contagio e quindi destinate ad un ‘hard lockdown’ (rosso), a medio rischio (arancione) e a basso rischio (giallo, nella bozza questo colore era verde). Una serie di chiusure differenziate a seconda della fascia di rischio che verrà stabilita ad horas dal ministero della Salute, cioè da Speranza, in modo automatico sulla base dell’andamento della curva epidemiologica filtrata dal parere del comitato tecnico-scientifico. Una scansione che verrà stabilita ad horas perché il dpcm deve entrare in vigore da domani fino al 3 dicembre.

Non c’è un lockdown nazionale e indifferenziato anche se per tutti gli italiani varrà la disposizione del ‘coprifuoco’ dalle 22 alle 5 del mattino, un orario su cui Conte sembra averla avuta vinta sui governatori favorevoli invece ad un coprifuoco anticipato, anche dalle 18. In attesa delle decisioni del ministero le regioni più accreditate per essere inserite tra quelle ‘rosse’, quindi con le maggiori restrizioni, sembrano essere Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, province di Trento e Bolzano, Puglia, Calabria e Sicilia. Quasi tutta arancione invece l’Italia centrale. Insieme alla battaglia sul dpcm il premier e i ministri Gualtieri e Boccia hanno dovuto ingaggiare un braccio di fero con le Regioni sui ristori per le categorie destinate ad essere più penalizzate dalle chiusure.

Il primo decreto-ristori (quello che stanziava 5 miliardi e che già all’esame del Parlamento) non basta più. Il governo vuole emanare un decreto aggiuntivo che prevede altri 1,5 miliardi per ulteriori indennizzi, cifra che però alle regioni non sembra bastare. Quanto al coprifuoco, l’ultima bozza del Dpcm prevedeva questo: “Dalle ore 22.00 alle ore 5.00 sono consentiti esclusivamente gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, da situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. È in ogni caso fortemente raccomandato a tutte le persone fisiche, per tutto l’arco della giornata, di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi”.