Covid tampone

“Non un buon segnale”. Il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza non nasconde la sua preoccupazione commentando i dati Covid-19 delle ultime 24 ore alla vigilia dell’entrata in vigore dell’ultimo Dpcm che avvia il coprifuoco e divide le regioni in tre fasce di criticità. Sono infatti 34.505 i nuovi contagiati, in aumento rispetto ai 30.550 contagi di ieri, un dato collegati alla crescita dei tamponi che passano dai 211mila di ieri ai quasi 220mila di oggi. Il tasso di positività, ovvero la percentuale di positivi rispetto ai test eseguiti, rimane alto e supera il 15 per cento. Le nuove vittime causate dal virus sono 445: si tratta di un forte aumento rispetto alle 352 di mercoledì.

Il numero dei morti non era così’ alto dal 2 maggio quando si erano registrati 474 decessi. Continua anche la crescita dei malati in terapia intensiva che passano dai 2.292 di ieri ai 2.391 di oggi (+99 nelle ultime 24 ore). “Rispetto a marzo – ha detto Rezza in riferimento anche alle polemiche scatenate da alcuni governatori – oggi i casi di coronavirus sono distribuiti su base nazionale. Tutto il Paese è colpito: se dico ‘rosso’ vuol dire circolazione del virus elevata, se dico ‘arancione’ è lo stesso elevata perché siamo a un Rt tra 1,25 e 1,5, ci sono poi incidenze elevate anche in zone gialle dove l’Rt è sopra 1.

L’incidenza è elevata in tutte le regioni, la curva cresce e dobbiamo stare attenti perché la situazione di disagio è generalizzata”, ha aggiunto Rezza spiegando che “una regione rossa o arancione resterà per almeno due settimane in questa condizione”. Più diretto contro le polemiche dei governatori che si sentono ‘vittime’ del governo il ministro della salute Roberto Speranza. Le Regioni alimentano i dati con cui la cabina di regia effettua il monitoraggio da maggio e nella cabina di regia – ha spiegato – ci sono tre rappresentanti indicati dalle Regioni. “Quindi – ha aggiunto – è surreale che anziché assumersi la loro parte di responsabilità ci sia chi faccia finta di ignorare la gravità dei dati che riguardano i propri territori. Serve unità e responsabilità non polemiche inutili”.