Palazzo Chigi

La patrimoniale è un po’ come un fiume carsico. Appare e scompare a intervalli regolari. È un punto focale del confronto politico ed economico. Da una parte quello della sinistra più estrema che la considerano un toccasana, dall’altro parlano di un vero e proprio incubo, dal gettito incerto, tanto che l’emendamento proposto dal Pd Orfini e di Leu era stato in un primo momento dichiarato inammissibile dall’ufficio Bilancio della Camera per poi essere riammesso dopo il ricorso dei presentatori.

La proposta prevede di entrare sia nei conti correnti sia sui patrimoni, dove poi la tassa patrimoniale con l’Imu già c’è ed è pure molto salata. Con aliquote progressive a partire dallo 0,2% tra i 500 mila ed un milione di euro per arrivare al 2% per i patrimoni più alti. Una misura che potrebbe favorire la recessione. Un messaggio restrittivo dai risultati assi incerti tanto che i dubbi serpeggiano nella maggioranza dello stesso Pd ed anche di gran parte del M5S, nonostante l’uscita di Grillo, che vuole la patrimoniale più che il ricorso al Mes.

Inutile sottolineare la completa ostilità alla nuova tassa da parte del centrodestra che ricorda come una certa sinistra lanci il sasso per poi ritirare la mano. Strano che Matteo Orfini in una lunga intervista al Corriere non sfiori neppure l’argomento. Il governo alle prese con mille problemi è subito corso a gettare acqua sul fuoco con il viceministro dell’Economia, Antonio Misiani “la patrimoniale non è nel programma di governo “né per gli immobili né per i patrimoni”. Fine almeno fino alla prossima puntata.