Si dice Mes ma si pronuncia Recovery Fund, cioè i 209 miliardi di euro in arrivo dall’Europa e il nodo su chi deve decidere come spenderli. Nella giornata in cui Camera e Senato hanno approvato la riforma del Fondo salva stati (Mes) consentendo al premier di partecipare domani al vertice europeo di Bruxelles più “tranquillo” dopo aver scacciato l’ombra di una crisi, il ‘clou’ politico è stato il duello tra Matteo Renzi e Giuseppe Conte. Il leader di Italia viva ha lanciato dai banchi del Senato – dove il governo balla sui numeri – il suo ultimatum al presidente del Consiglio. Un attacco non sulla riforma del Mes ma su chi decide come e dove spendere i miliardi in arrivo, in pratica una decisa contestazione della cabina di regia ‘a piramide’ voluta e immaginata da Conte con sei suoermanager a farla da co-protagonisti, “sei supermanager al posto dei ministri!” ha chiosato polemicamente Renzi che si è detto pronto a lasciare la maggioranza se passa l’idea di Conte e in particolare se il premier intende piazzare la sua idea di governance del Recovery plan in un emendamento alla manovra (Italia Viva ha 18 senatori che fanno la differenza a palazzo Madama…).

“Sappia che se ha bisogno di qualche poltrona ce ne sono tre, due da ministro e una da sottosegretario, nostre a sua disposizione. Per giocare pulito e trasparente noi di Italia viva diciamo: se nella manovra c’è un provvedimento sulla governance del Next generation Eu e se c’è un provvedimento sulla fondazione dei servizi segreti, noi votiamo contro. Lo diciamo per tempo” ha minacciato Renzi (tra gli applausi del centrodestra). E ancora: “Noi non scambieremo il nostro si alla proposta di governance con uno strapuntino. Non stiamo chiedendo che nella cabina di regia ci sia uno nostro. Il 22 luglio abbiamo chiesto una cosa: di fronte ai 200 miliardi non scambieremo il nostro si alla proposta di governance con uno strapuntino. Non stiamo chiedendo che nella cabina di regia ci sia uno nostro. Il 22 luglio abbiamo chiesto una cosa: di fronte ai 200 miliardi da spendere o il parlamento fa un dibattito vero, oppure perdiamo la dignità delle istituzioni”. E riferendosi al Recovery, ha aggiunto: “Non va bene che ci arrivi alle 2 di notte un emendamento alla manovra, una proposta con manager al posto dei ministri…”. Il finale dell’intervento di Renzi è pirotecnico: “Se i suoi collaboratori telefonano ai giornali per dire che vogliamo una poltrona in più, sappia che se ha bisogno di qualche poltrona ce ne sono tre, due da ministro e una da sottosegretario, nostre a sua disposizione. Se invece vuole ragionare sul serio spieghi che questo non è un talk show, non è il Grande Fratello ma la politica”. 

Per ora quello sulla cabina di regia è un avvertimento quello di Italia viva, anche se per tenere alta la tensione i parlamentari renziani si sono riuniti subito dopo le votazioni in Senato. Ma intanto Conte ha incassato il risultato che voleva, per nulla scontato a giudicare dalle agitazioni e dalle preoccupazioni della vigilia: il sì del Parlamento alla riforma del Mes – passando sopra ai tormenti grillini – e senza dire nemmeno una parola suo fondo sanitario del Mes, quei 37 miliardi che invece lo stesso Renzi, il Pd e Forza Italia vorrebbero utilizzare. Niente. Un contentino ai pentastellati che hanno dovuto ingoiare il si’ all’aborrito fondo salva-stati.

Per la cronaca la Camera ha dato il suo Ok al Mes con 297 sì (13 grillini hanno votato contro, una residua pattuglia rispetto ai 40 che si erano messi di traverso, 10 gli assenti; 16 invece i deputati Fi assenti), al Senato il Mes è passato con 156 sì, 129 no e 4 astenuti (2 M5s hanno votato contro, 9 non hanno votato per niente, come 9 Fi e 2 del Pd).