Scuola studente
(foto di Alexandra Koch da Pixabay)

L’Europa ha tenuto aperte le scuole per gran parte della pandemia. Adesso le chiusure incombono. In Italia ancora si gioca a tira e molla. Perché la scuola è sicura (forse), ma i trasporti no?

La pandemia di Coronavirus ha trasformato la vita lavorativa e sociale di milioni di adulti nel 2020. Ma anche i più giovani hanno sofferto immensamente, con mesi di reclusione che hanno lasciato il posto a un senso di normalità solo quando le scuole nella maggior parte dei paesi hanno riaperto in estate e in autunno. Adesso dopo nuovi mesi di chiusure non si sa se tutte le scuole riapriranno, perché la curva dei contagi non scende. Gli studenti di tutta Europa sono destinati a un futuro incerto, dopo aver passato anche le festività natalizie sempre confinati in casa. Nel Regno Unito i liceali sarebbero dovuti tornare lunedì dalle vacanze di Natale. Ma, meno di una settimana fa, il governo ha annunciato che il ritorno a scuola sarebbe stato ritardato di due settimane per quasi tutti gli studenti delle scuole superiori e in alcuni casi anche delle elementari. Domenica il primo ministro, Boris Johnson, ha ammesso che le scuole potrebbero dover chiudere a tempo indeterminato. L’apprendimento si farà online, di nuovo. In Germania, le scuole sono tornate alla didattica a distanza a metà dicembre, quando il numero di infezioni è aumentato vertiginosamente, e oggi la proroga per la riapertura è slittata al 31 gennaio. L’Austria rimane in lockdown fino al 24 gennaio e in Irlanda e Spagna, i sindacati degli insegnanti e alcuni leader locali chiedono ai governi federali di ritardare il ritorno a scuola.

Variante inglese

I casi nel Regno Unito stanno aumentando rapidamente, costringendo milioni di persone a nuovi lockdown. I dati sono allarmanti anche sui più giovani: i bambini in età scolare vengono infettati a un tasso più elevato rispetto a prima e gli scienziati temono che la nuova variante del virus, che si trasmette più facilmente, stia contribuendo a un diffusione più massiccia e più rinvigorita dell’infezione da Sars-Cov2. Questo ceppo, che è stato soprannominato ‘variante inglese’, è già stato trovato in almeno altre 15 nazioni europee, tra cui Svezia, Francia, Spagna, Svizzera e Italia. È stato anche identificato in almeno altri 14 paesi al di fuori dell’Europa, come Stati Uniti, Cina e Australia. La variante inglese è divenuta dunque una delle variabili più determinanti per decidere la riapertura o meno della scuole in Europa. In un paese come gli Stati Uniti dove le scuole sono state chiuse prima di bar, ristoranti e palestre, un ritardo di alcune settimane sulla normale riapertura post natalizia non incide molto sull’opinione pubblica. Ma in Europa, la chiusura delle scuole è considerata una debacle sociale. I governi europei hanno commissionato studi che suggeriscono che le scuole non svolgono un ruolo importante nella trasmissione del Covid-19 per giustificarne la chiusura. I bambini sono stati finora a minor rischio di infezione e non si sono gravemente ammalati a causa del virus, ma sono vettori di trasmissione verso la popolazione adulta e anziana.

Scontro

Tuttavia è vero che le scuole in sé non sono luoghi di contagio e che le classi possono essere considerate delle bolle da chiudere e riaprire come è stato fatto finora. Ma questo vale per i più piccoli che vengono ancora accompagnati a scuola dai genitori (almeno in Italia). Da noi infatti il problema principale non sono gli edifici scolastici o l’organizzazione interna, ma i trasporti. Quei mezzi che sono stati trascurati, a favore dell’acquisto di centinaia di migliaia di banchi monoposto che sono diventati obsoleti dopo nemmeno due mesi dalla loro messa in opera nei licei della nazione. Visto che le scuole secondarie di secondo grado sono chiuse da tempo e che se anche venissero riaperte lo saranno solo al 50% in presenza. Lo scontro sulla scuola tra Regioni e governo è in corso da giorni. Intanto ogni regione dal 4 gennaio, primo giorno lavorativo dopo Capodanno, ha preso strade diverse. Veneto e Friuli Venezia Giulia hanno deciso di rimanere in DAD fino al 31 gennaio. Toscana e Sicilia invece sono per la presenza dal 7. In Campania dall’11 gennaio torneranno in aula solo le classi dell’infanzia e le prime due della primaria. Liguria, Marche e Puglia sono per lo stop delle superiori. Mentre Valle d’Aosta, Provincia autonoma di Trento e Molise ricominceranno con la presenza in classe da giovedì 7.

Trasmissione tra giovani

E per il CTS la questione non è riaprire il 7 oppure no, ma riuscire ad aprire solo quando ci sarà certezza di non richiudere dopo qualche settimana. Anche i virologi sono divisi sulla riapertura delle scuole. Da Pregliasco a Burioni sono arrivati appelli al premier Conte per non riaprire il 7 gennaio, perché la variante inglese circola di più tra i giovani e perché la scuola ci porterà alla terza ondata nel periodo più pericoloso dell’anno, l’inverno. Invece secondo l’immunologa Antonella Viola non serve rinviare l’apertura delle scuole, purché si seguano le regole in modo ferreo. Ma a scuola, in generale, è pure possibile seguire le regole. E’ in strada e sui bus che i ragazzi non le seguiranno. Non solo perché non controllati da adulti come in classe ma anche perché i mezzi di trasporto, anche se potenziati, rimangono uno dei luoghi più pericolosi per la trasmissione del Sars-Cov2.