Fumo Milano
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In anticipo sui tempi previsti a causa dell’infezione da Sars-Cov2 il sindaco di Milano ha firmato l’ordinanza che impone il divieto di fumare all’aperto. Un monito per tutta l’Europa

Finalmente una buona notizia. Milano, con ordinanza del sindaco Sala, è appena diventata la capitale del ‘no-smoking’ in Italia. Da martedì infatti fumare entro una distanza di 10 metri da altre persone non è più consentito alle fermate di autobus e tram, nonché nei parchi e negli spazi verdi della città, nei campi sportivi e ricreativi, nelle aree giochi per bambini, negli stadi e nei cimiteri. Le multe per i trasgressori partono dai 40 ai 240 euro, anche se per ora il Comune ritiene prioritario informare i cittadini sui divieti prima di procedere con le sanzioni. L’Italia è stato il primo paese dell’UE ad approvare una legge a sostegno del divieto di fumare al chiuso nei luoghi pubblici nel 2003.E Milano è oggi la prima città italiana a introdurre un divieto così esteso nei luoghi pubblici all’aperto. Una misura che fa parte di un pacchetto decennale di altre norme per migliorare la qualità dell’aria – come la riduzione delle emissioni delle auto e i combustibili per il riscaldamento – combattere il cambiamento climatico e il Covid-19.

Covid-19

Dopo un anno di convivenza con il coronavirus diversi studi internazionali hanno stabilito una correlazione tra il vizio del fumo (ma anche le inalazioni da fumo passivo) e una maggiore incidenza di infezioni da Covid-19. In particolare gli esperti dell’Università della Tecnologia di Sydney e dell’Università di Stanford hanno stabilito che possono bastare anche tre sigarette per aumentare la presenza dei recettori ACE-2 che aiutano il virus a insidiarsi nel nostro organismo. Gli stessi studi hanno evidenziato che anche il fumo passivo e le sigarette elettroniche possono provocare danni ai polmoni e al sistema respiratorio ed è dunque logico pensare che possano aumentare anche il rischio di infettarsi con conseguenze gravi. D’altra parte i livelli di ACE-2 risultano più bassi nelle persone che hanno smesso di fumare da almeno un mese.

Perché Milano?

Milano è una delle città italiane più densamente popolate e che presenta i più alti livelli di inquinamento atmosferico dell’Europa occidentale. È stata anche la città italiana più colpita dall’epidemia da coronavirus. L’obiettivo del divieto di fumo che è appena scattato è duplice: aiutare a ridurre le particelle fini pericolose nell’aria note come PM10, attualmente ben oltre il limite europeo, e proteggere la salute dei cittadini. Il fumo di sigaretta rappresenta l’8% del PM10 della città. La pandemia ha messo ancora più in evidenza che la nostra salute è fragile e che mantenere le vie respiratorie sane e forti è diventata una priorità imprescindibile. Milano che fino ad oggi è stata la capitale europea dell’inquinamento atmosferico vuole cambiare e diventare la città ‘no smoking’ è un buon inizio. E non è la sola. Dalla Lombardia al Veneto alla Toscana fino alla Sardegna si moltiplicano in questi mesi le ordinanze dei sindaci che scelgono misure anti-Covid e anti-smog. Purtroppo non basta e le norme sul fumo dovrebbero diventare nazionali, sulla spinta della lotta al Covid-19. Perché il paradosso è che la legge impone multe per chi si fa un selfie all’aperto togliendo la mascherina dal volto per pochi secondi. Ma chi fa la multa a chi si toglie la mascherina per fumarsi la sigaretta per strada o seduto al tavolo dei bar all’aperto a un metro da chi quel fumo lo subisce?

In Europa

Anche nel resto del mondo sono state prese misure più restrittive sul fumo attivo e passivo. In Europa il governo finlandese punta a far diventare il Paese virtuoso entro il 2030: limitando il consumo del tabacco al 5% della popolazione. In Lettonia il fumo è vietato nelle scuole nei parchi e negli spazi condivisi nei condomini, nonché in presenza di bambini. La Svezia ha vietato il fumo nei parchi giochi all’aperto, nelle stazioni ferroviarie, nei ristoranti e nei bar. In Inghilterra il governo si è impegnato a smettere il consumo di tabacco entro il 2030. In Scozia l’obiettivo è il 2034. La Francia ha vietato la vendita online di prodotti che contengono nicotina. Certo sarà una dura battaglia per tutti i governi europei riuscire a cambiare l’abitudine delle persone di fumare all’aperto dove si vuole. E forse le multe dovranno essere molto più salate visto che la gente non ha smesso di fumare nemmeno di fronte alla paura di contrarre il Covid-19 con le difese immunitarie indebolite dal fumo di sigaretta. In Italia i fumatori sono il 23,3% della popolazione con dati in aumento. Tra i giovanissimi l’11% si definisce fumatore abituale e almeno il 20% dei ragazzi tra i 14 e i 17 anni hanno provato almeno una volta a fumare una sigaretta.