Vaccino AstraZeneca
(foto account facebook Yeni Nesil Gazetesi)

Mentre l’Unione Europea perde tempo in litigi probabilmente inutili con i vertici di AstraZeneca sulle ritardate consegne delle dosi di vaccino, USA e Regno Unito accelerano per superare la crisi entro fine estate

Unione Europea e AstraZeneca sul piede di guerra. Sembra proprio senza fine il botta e risposta tra la società che produce e distribuisce i vaccini anti Covid-19 e la UE sui ritardi nell’invio delle dosi. Un grave danno economico, sanitario e sociale, che pone i paesi europei firmatari del contratto con il colosso britannico in una posizione di estrema difficoltà e di sudditanza. Non avendo nessuna alternativa al 60% di fornitura in meno. Finché – così sembra – nel settembre 2021 la italiana Reithera incomincerà a distribuire le proprie dosi di vaccino. Intanto dall’altra parte dell’Oceano, il neo eletto presidente USA, Joe Biden, rassicura i suoi concittadini promettendo l’immunità di gregge entro la fine della prossima estate, quando saranno state vaccinate 300 milioni di persone. Ad oggi, su un totale mondiale di 100 milioni di casi di infezione da coronavirus, gli Stati Uniti ne contano 25,5 milioni, con 425 mila decessi (su un totale mondiale di 2,5 milioni di morti).

Il piano Biden

La promessa del presidente Biden è una risposta audace e politicamente rischiosa alle critiche secondo cui il suo piano pandemico mancherebbe di ambizione. Anche se per ora sembra non poterlo assicurare, se nei prossimi giorni o settimane il presidente riuscisse ad acquisire un contratto realistico per 300 milioni di dosi entro l’estate, la data di martedì 26 gennaio sarebbe ricordata come un punto di svolta chiave nella risoluzione della crisi sanitaria del secolo. Per gli Stati Uniti sarebbe una risposta di orgoglio verso il resto del mondo, dopo la disastrosa gestione dell’ex amministrazione Trump. Al contrario se dovesse fallire la credibilità della nuova presidenza Biden-Harris subirebbe un duro colpo, che non solo prolungherebbe la crisi di un altro autunno e inverno, ma ostacolerebbe anche l’ambizioso programma presidenziale su altre questioni chiave sia di politica interna che internazionale.

Il disastro europeo

La guerra di parole tra l’Unione europea e AstraZeneca si è intensificata mercoledì, mentre le due parti hanno discusso in pubblico sui ritardi del vaccino contro il coronavirus che minacciano la fragile ripresa socio-economica in un post pandemia che tarda ancora ad arrivare. Prima di Natale aleggiava da questa parte del mondo un certo ottimismo per l’arrivo dei primi vaccini che sarebbero stati distribuiti in Europa in dosi milionarie e portare il Vecchio Continente presto fuori dalla palude. Ma oggi la situazione è tragicamente all’opposto: si pensa e si dichiara sui giornali e sulle tv che non ci sarà nessuna immunità di gregge, almeno non nell’immediato futuro e che non saremo fuori dalla crisi sanitaria (e quindi nemmeno da quella economica e sociale) almeno fino all’estate del 2022.

Risposta UE

La controversia è iniziata lunedì, quando i funzionari dell’UE hanno dichiarato di essere stati informati da AstraZeneca che la società intendeva fornire nelle prossime settimane dosi “notevolmente inferiori” rispetto a quelle concordate a causa di problemi di produzione. La Commissione europea ha ordinato 400 milioni di dosi per conto degli Stati membri dell’UE ed è pronta a iniziare a distribuirle tutte insieme una volta che il vaccino sarà approvato, forse questa settimana. “Le aziende farmaceutiche e gli sviluppatori di vaccini hanno responsabilità morali, sociali e contrattuali che devono sostenere”, ha detto mercoledì ai giornalisti il commissario europeo per la salute Stella Kyriakides. “L’opinione secondo cui l’azienda non è obbligata a fornirli, non è né corretta né accettabile”. “Siamo in una pandemia. Perdiamo persone ogni giorno. Questi non sono numeri, non sono statistiche. Queste sono persone, con famiglie, con amici e colleghi”, ha aggiunto.

USA e GB prima dell’Europa

In Germania a un anno esatto dall’inizio della pandemia il virus non mostra segni di arresto. Il Portogallo ha registrato un numero record di morti quotidiane nelle ultime 24 ore. In Gran Bretagna Boris Johnson ha chiesto scusa per aver raggiunto i 100 mila morti. I paesi europei sono in un lockdown che si protrae di settimana in settimana senza soluzione di continuità. Il duro rimprovero dell’Unione Europea è arrivato dopo che il CEO di AstraZeneca, Pascal Soriot, ha detto che la società aveva accettato di fare il suo “massimo sforzo” per fornire le dosi, ma non era contrattualmente impegnata in un programma preciso. AstraZeneca intende comunque ancora fornire decine di milioni di dosi nei paesi dell’UE tra febbraio e marzo. Soriot ha dichiarato al quotidiano italiano la Repubblica che il contratto con il Regno Unito è stato firmato tre mesi prima dell’accordo con il resto dell’Europa, tre mesi in più per risolvere la questione. Insomma, ancora una volta si mette in luce la difficoltà che riscontra l’Unione Europea nel muoversi tempestivamente su faccende di importanza vitale come la crisi pandemica.