Campagna

Appena lo 0,3% dei contagi colpisce chi lavora nelle nostre campagne, dove in molti sognano di potersi trasferire per sfuggire ai pericoli degli assembramenti nelle grandi città. Il tutto con aumentate possibilità di movimento, grazie ai grandi spazi disponibili. Lo rileva la Coldiretti sulla base delle denunce complessive di infortunio da Covid-19 al 31 dicembre scorso registrate dall’Inail. Dall’analisi dei dati si evidenzia come la percentuale più bassa di contagi tra le diverse attività si sia verificata proprio in agricoltura. Comparto dove peraltro non si è mai smesso di lavorare durante l’anno, per garantire le forniture alimentari agli italiani.

Distanziamento

Il lavoro in campagna risulta essere più sicuro, perché garantisce il rispetto del distanziamento. Nelle aree rurali – sottolinea Coldiretti – gli spazi si misurano in ettari e non in metri quadri. Ma ad essere meno pericolosa è anche la vita nei piccoli borghi, rispetto alle metropoli segnate da una forte densità di popolazione. Nei 5.500 piccoli comuni italiani con meno di 5mila abitanti, il distanziamento sociale è garantito – precisa Coldiretti – per i 10 milioni di abitanti che lì vivono e che dispongono di oltre il 54% del territorio nazionale. I restanti 50 milioni di italiani devono dividersi il resto della superficie del Bel paese. Il risultato, secondo l’analisi dell’ufficio studi di Idealista, è che rispetto al periodo pre-Covid si è verificato un aumento del 29% delle ricerche di case in campagna, nei borghi e nei piccoli comuni. C’è voglia di maggior sicurezza sanitaria, ma anche di una migliore qualità della vita.

Orti

Tuttavia, anche a chi vive in città è offerta la possibilità di muoversi per lo svolgimento di attività lavorativa su superfici agricole. Spesso di tratta di orti di limitate dimensioni, adibiti alle produzioni per autoconsumo. Nel rispetto delle normative è possibile recarsi in queste aree, si pure non adiacenti alla prima o ad altra abitazione, anche al di fuori del proprio Comune nella Regione di residenza. Questo vale per i residenti sia nelle zone rosse sia arancioni. Accanto agli appassionati di orti e giardini, in molti coltivano almeno un ettaro di terreno a uso familiare. In maggioranza – secondo Coldiretti – si tratta di persone che hanno ereditato appezzamenti di terreno da genitori e parenti e hanno rinunciato a venderli, come accadeva spesso nel passato. Ma ci sono pure tanti neo-agricoltori, che hanno acquistato terreni o piccole aziende agricole, anche in aree svantaggiate. L’obiettivo è di ristrutturarle e di avviare piccole attività produttive: dall’olio al vino, dall’allevamento delle galline a quello dei cavalli.