Ora c’è la fila. Col passare delle ore la teoria dei sostenitori di un governo Draghi si è infittita e prima ancora che i partiti maggiori vengano ascoltati dal presidente incaricato – oggi le sue consultazioni sono iniziate con i più piccoli, domani e sabato mattina il clou – un cauto ma diffuso ottimismo ha cominciato a circolare tra i Palazzi circa il successo dell’impresa tentata dall’ex-governatore della Banca centrale europea. In poche ore il cima è cambiato e il ‘governo di salvezza nazionale’ è sembrato più vicino. Un ottimismo che anche il Quirinale non ha voluto nascondere basandosi anche soltanto sulla semplice lettura delle dichiarazioni dei big e dei loro endorsement a favore di Draghi: dalle parole di Di Maio che per tentare di placare i mal di pancia nel Movimento, durati per tutta la giornata di ieri e non ancora superati, ha invitato i grillini a dare prova di “maturità”, a quelle di Grillo o alle dichiarazioni di Giuseppe Conte che dal suo ‘tavolino’ fuori palazzo Chigi ha giurato di aver augurato successo a Draghi e allo stesso tempo ha manifestato chiaramente – con quel “io ci sono e ci sarò” – la sua intenzione di voler puntare in un prossimo futuro proprio alla guida del M5s (i maligni dicono pure alla guida delle forze progressiste…).

Zingaretti da parte sua ha ribadito oggi con maggiore forza il suo appoggio al governo di SuperMario e ha lavorato a quattro mani con Di Maio per evitare la frammentazione dei grillini e per non scompaginare l’alleanza tra Pd e M5s che ha retto il Conte 2. E così, via via, ad appoggiare Draghi si sono presentati tutti gli altri: da Renzi – scontato il suo sì, l’ex-premier non ha mai nascosto di tifare per l’ex-numero uno della Bce – a Leu, da Calenda alla Bonino a Toti e a tutta la galassia centrista. Fino alla Lega con un Salvini ben più aperturista di ieri su Draghi. Non a caso oggi in varie occasioni pubbliche il leader del Carroccio era accompagnato dal suo vice Giorgetti, amico e sostenitore del presidente incaricato, paragonato, sempre non a caso, a Ronaldo “un fuoriclasse che non si può tenere in panchina..”.

In queste ultime 24 ore, oltre al passo di lato di Conte, l’altra notizia è la divisione del centrodestra che andrà alle consultazioni di Draghi con delegazioni separate (ricordate le 19 persone della mega-delegazione del centrodestra, tutte insieme al Quirinale da Mattarella?). Altri tempi. Berlusconi si ripresenta in pubblico dopo cinque mesi: torna a Roma perchè vuole ostentatamente guidare la delegazione azzurra ai colloqui con il presidente incaricato, l’uomo che proprio l’ex-Cav ai suoi tempi ha voluto prima alla Banca d’Italia e poi alla guida della Bce. Nessun dubbio dunque sull’appoggio di Fi a Draghi, “l’uomo giusto al posto giusto”. Così come nessun dubbio sull’opposizione a Draghi di Giorgia Meloni che non demorde: ha proposto ai partner del centrodestra l’astensione sul governo Draghi come mossa per non spaccare lo schieramento. Ma niente di fatto: non la seguirà Forza Italia e forse nemmeno la Lega.

È vero che Salvini ha provato oggi a mettere dei paletti preventivi agli incontri di sabato mandando a Draghi il messaggio “Scelga, o con noi o con Grillo” ma è altrettanto vero che molta acqua è passata sotto i ponti da quando il leit-motiv del Carroccio era “o elezioni o… elezioni” e che la spinta di Giorgetti, di importanti governatori del Nord di Confindustria e di buona parte dei settori produttivi di Piemonte, Veneto e Lombardia puntano esplicitamente a non mettere i bastoni tra le ruote al governo di SuperMario.