(Foto di Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Ormai è certo entro la settimana nascerà il governo Draghi. Nel primo giro di consultazioni ha solo ascoltato i vari partirti, nel secondo giro espone i suoi orientamenti. Il programma è chiaro, europeismo ed atlantismo come quadro di riferimento generale. Riforme su tasse e burocrazia, grande attenzione per la scuola ed il lavoro. Con in primo piano ovviamene il piano dei vaccini anti pandemia ed gli investimenti del Recovery Found. Ora bisognerà capire che tipo di governo sarà. Draghi avrebbe intenzione di decidere in base all’art. 95 della Costituzione direttamente con Mattarella i ministeri chiave, Tesoro, Interni, Giustizia ed Esteri.

Il punto centrale è se entreranno i big dei partiti o solo uomini da loro indicati, magari anche politici ma non di primo piano. Il vero nodo è Salvini, perché non si possono mettere dentro gli altri leader e dire no proprio a lui, che ha aperto senza veti e condizioni all’ex capo della Bce. In Italia sta comunque nascendo una nuova fase, dove i cosiddetti leader, che poi si stanno dimostrando dei leaderini conteranno molto meno a tutto vantaggio del Parlamento, che potrebbe riassumere un ruolo centrale. Molti si sentiranno svincolati dalle direttive dall’alto. E forse sarebbe necessario un sondaggio, sia a destra che a sinistra. Per capire se a sinistra preferirebbe Zingaretti a Draghi ed a destra Salvini allo stesso Draghi.

I risultati potrebbero essere sorprendenti, perché c’è molta insoddisfazione generale per l’attuale classe politica. Ora con Draghi il paese entrerà in un nuova dimensione da Terza Repubblica. Chi rimane più colpito per quelli che dovevano essere i suoi obiettivi è il M5S, che rischia di rimanere affondato dalla nuova maggioranza. Ma se saprà sopravvivere a questo terremoto potrà ancora svolgere un ruolo, anche se minore, all’interno del quadro politico. Salvini potrebbe avvantaggiarsi per avere un riconoscimento europeo in caso dovesse vincere le prossime elezioni. Per il Pd, che ormai si ritiene ed in questa fase senz’altro lo è, cardine della maggioranza la scelta è stata obbligata con o senza Salvini. La Meloni ha tolto le castagne dal fuoco a molti, ricreandosi da sola quell’arco costituzionale, inventato da De Mita è rotto a fatica solo da Fini e Berlusconi.