Draghi fiducia Senato

Fare le riforme perché come diceva Cavour “quelle fatte a tempo rafforzano i governi invece di indebolirli”. Ma affrontare anche la pandemia, cioè l’emergenza sanitaria ed economica, perché “il virus è nemico di tutti”. Mario Draghi ha esposto il suo programma nel discorso sulla fiducia in Senato sintetizzabile – nel messaggio rivolto alle forze politiche che lo sostengono – nell’affermazione di chiusura: “L’unità non è un’opzione ma un dovere, guidato dall’amore per l’Italia”. Una cinquantina di minuti, una ventina di applausi oltre quello lungo, finale, con i senatori in piedi, ma anche qualche insistito ‘buuu’ dai banchi della destra quando il presidente del Consiglio ha ringraziato il predecessore Giuseppe Conte per il lavoro fatto nella preparazione del Recovery plan. Una preparazione del piano destinato a portare all’Italia 209 miliardi di euro che non verrà stravolta ma “approfondita” e “rafforzata” e la cui governance – un argomento croce e delizia del Conte 2, forse il vero motivo della crisi – sarà “incardinata nel ministero dell’Economia” con il contributo dei ministeri interessati.

Un discorso asciutto, letto a tratti con qualche emozione (“Emozionato come mai prima” ha confessato il premier). Un discorso che ha precisato per la vastità e complessità del programma come l’orizzonte del governo Draghi non sia certo circoscritto ad un periodo di qualche mese ma guardi ai due anni, cioè al compimento della legislatura (anche perché secondo le previsioni della Commissione Ue che Draghi ha voluto citare una ripresa che porti l’Italia ai livelli pre-pandemia non ci sarà prima della fine del 2022). Convinto che il governo “farà bene se avrà il sostegno del Parlamento”, Draghi ha invitato i partiti ad assumersi, tutti uniti, “la responsabilità di una nuova ricostruzione del Paese come avvenne nel dopoguerra”. Nel suo discorso non sono mancati riferimenti all’attualità e alle ultimissime polemiche, come l’impegno ad avvertire “tempestivamente” i cittadini nel caso in cui cambiassero le restrizioni anti-Covid (con riferimento alla mancata riapertura degli impianti di sci) o la riaffermazione, scontata da parte sua ma funzionale ad una replica a Salvini, che l’euro è “irreversibile”, e – è sembrato dire – se ne facciano una ragione gli scettici…

Draghi però ha guardato avanti, al piano vaccinale che dovrà prevedere oltre all’aumento delle dosi per tutti gli italiani anche la loro somministrazione in luoghi già disposizione come le caserme (seppellite le Primule?) e soprattutto al programma che ai primi posti vede il ‘green’, la salvaguardia dell’ambiente (qui la citazione di papa Francesco) nella convinzione che i cambiamenti climatici potrebbero essere all’origine del passaggio del virus dall’animale all’uomo. “Vogliamo lasciare un buon pianeta non solo una buona moneta”. Insomma per Draghi il governo, che va chiamato così tout court “né tecnico né politico, ma semplicemente governo” dovrà occuparsi di vaccini, di lavoro, di innovazione, di transizione ecologica e digitale, di parità di genere, di riforma del fisco e dell’Irpef (ridurre il carico fiscale preservando la progressività) e della giustizia ma nello stesso tempo deve pensare prioritariamente a chi soffre adesso, a chi oggi perde il lavoro o è costretto a chiudere la propria attività.

Questa, per Draghi, è una trincea che deve vedere il massimo dell’unità delle forze politiche, una trincea – ha detto – “dove combattiamo tutti insieme”. L’ultima parte del discorso sulla politica estera: stra-confermato l’ancoraggio dell’Italia all’Ue, alla Nato e all’Onu (per l’Europa va rafforzato il rapporto con l’asse franco-tedesco): Quanto a Russia e Cina un messaggio indiretto ma chiaro: l’Italia guarda con preoccupazione alle violazioni dei diritti umani che avvengono in alcuni paesi. Draghi ha poi consegnato alla Camera il testo del suo discorso. Il voto in Senato – senza patemi – è previsto in tarda serata. Quello di Montecitorio domani.

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