Clima
(foto pixabay.com)

Il 2050 è dietro l’angolo. L’anno delle emissioni zero di gas serra è un traguardo ancora difficile da conquistare per la maggior parte dei paesi al mondo. Anche per quelli più virtuosi come la Norvegia, il Regno Unito e il Canada. Ecco perché

La Ford Motor Company ha appena dichiarato di voler arrivare a produrre solo auto elettriche in Europa entro il 2030. Secondo il Boston Consulting Group, la multinazionale statunitense di consulenza strategica, entro lo stesso anno più del 50% del mercato globale di veicoli sarà full electric. Due stime che sono state corrette in positivo vista l’accelerazione a livello internazionale degli incentivi statali e alle norme sempre più restrittive sulle emissioni di gas. Più batterie dunque e più soddisfazione per i clienti che si sentiranno green. Ma la realtà è che i Paesi più avanzati ancora finanziano l’innovazione ecologica con i soldi provenienti dalla vendita del petrolio e del carbone. Accade in Europa come oltre oceano.

Norvegia e Regno Unito

A Oslo, ad esempio, i lampioni sono alimentati da fonti rinnovabili. Per risparmiare energia, le luci intelligenti si attenuano quando non c’è nessuno in giro. Anche il suo sistema di trasporto pubblico è alimentato interamente da energia rinnovabile. Due terzi delle auto nuove vendute in città sono elettriche. C’è persino una “autostrada” per le api, per salvaguardare uno degli insetti più importanti per il mantenimento della vita sulla Terra. C’è solo un problema, gran parte dell’innovazione ambientale di cui la Norvegia è così orgogliosa è finanziata dai soldi del petrolio. Perché il paese scandinavo, oltre ad essere un sostenitore dell’energia pulita, è anche un importante esportatore di combustibili fossili. E prevede di rimanerlo per molto tempo a venire. La Norvegia non è l’unico paese che predica la sostenibilità e allo stesso tempo incassa royalty da ciò che sta causando il cambiamento climatico. Un altro esempio europeo è il Regno Unito, che ospiterà un importante vertice sul clima entro la fine dell’anno. Allo stesso tempo, sta valutando l’apertura di una nuova miniera di carbone. Eppure il Regno Unito è in testa alla classifica delle nazioni che si impegnano nella lotta al cambiamento climatico. Gli inglesi stati i primi a legiferare per le emissioni zero entro il 2050 e hanno già ridotto parte delle loro emissioni a partire dal 1990. Sono il paese migliore del G7.

Emissioni ‘zero netto’

Sorvolando l’Atlantico troviamo il Canada. Ottawa che si è autoproclamata leader della salvaguardia del clima, ma sta investendo milioni di dollari su un progetto per un oleodotto. Molti paesi producono combustibili fossili nonostante si siano impegnati a combattere il cambiamento climatico, ma non riescono a far a meno degli introiti che provengono da materie inquinanti e dannose come petrolio, gas e carbone. L’obiettivo dell’Accordo sul clima di Parigi è limitare il riscaldamento al di sotto di 2 gradi Celsius. Canada, Regno Unito e Norvegia hanno fissato obiettivi ambiziosi. Il Regno Unito e il Canada si sono impegnati a ridurre le loro emissioni a zero netto entro il 2050. La Norvegia vuole essere a impatto zero entro il 2030. Zero ‘netto’ significa che se non si possono eliminare completamente tutte le emissioni, è possibile compensare la differenza rimuovendo il carbonio dall’atmosfera, ad esempio piantando più alberi.

Potere dei giovani

L’arrivo del coronavirus e la conseguente emergenza pandemica mondiale ha dato una mano alla salvaguardia del clima. Non solo perché tutti gli Stati hanno prodotto meno gas serra con mesi di lockdown. ma perché la forza dei media e degli elettori che si sono schierati contro il climate change è aumentata. L’opinione pubblica è cambiata negli ultimi anni, già prima della pandemia, con i giovani manifestanti di Greta Thumberg che hanno invaso le strade. Lo sciopero della fame di 10 giorni da parte di due attivisti adolescenti contro la decisione del governo britannico di costruire la nuova miniera nel nord ovest dell’Inghilterra ha provocato reazioni importanti non solo dei media. James Hansen, astrofisico e climatologo statunitense, ha scritto una lettera personale al primo ministro Boris Johnson esortandolo a riconsiderare il piano e dicendogli che rischia di essere “umiliato” dai giovani se andrà avanti con la realizzazione della miniera. Le autorità locali della contea della Cumbria ora stanno rivalutando il piano, dopo averlo approvato in precedenza per tre volte.

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