C‘ è non solo amicizia e reciproca stima ma addirittura una sorta di assonanza politica tra il premier tecnico Draghi ed il Papa “politico” Francesco, con un sorta di imprimatur da oltre Tevere. Quasi che Draghi, come non avveniva da tempo, sia stato investito oltre che dal suo mandato istituzionale anche da un imprimatur ecclesiale. Un’assonanza che deriva anche dalla imprinting gesuita, comune ad entrambi.

Nel 2013 Draghi, all’indomani dell’avvento al soglio di Bergoglio, fu ricevuto al Vaticano con la moglie. Entrambi sono portati al “whatever it takes”, in italiano “Ad ogni costo”, ancora in modo più stringato “coraggio” (spesso invocato da Draghi anche nel rispetto degli insegnamenti paterni), propedeutico allo stile gesuita, affidabile quanto sottile, di ascoltare tutti per decidere da soli. Come fatto da Bergoglio nella scelta dei cardinali e da Draghi premier in quella dei ministri. Altro metodologia gesuita quello del dividi ed et impera. Anche altro principio raffinato, secondo cui un certo grado di conflittualità tra i vari dicasteri, in apparenza caotico, diventa funzionale perché propedeutico all’intervento risolutore del capo, che dimostra così tutta la sua autorevolezza senza scadere nell’autoritarismo di principi e dittatori.

Draghi come premier può ben essere soddisfatto dell’imprimatur, perché in Italia, e a dire al vero non solo in Italia, esiste una regola non scritta, una sorta di equazione in base alla quale il paese si può anche elettoralmente conquistare ma non si riesce a governare, in modo stabile, senza l’aiuto del Vaticano. Quanto poi a Draghi sembra avere avviato una sua speciale forma di socialismo, quello popolare (ovviamente non populista) perché filtrato dalla massima attenzione riservata al Parlamento. Non socialista riformista, perché ancora in Italia non ci può azzardare a ricordare Craxi, e neppure nazionale (nonostante il riferimento a Patria e Nazione più volte fatto da Draghi alle Camere) , perché di ben più infausta memoria. Ma parlare di socialismo liberare è anche forse troppo vago, perché dal socialismo liberare di Rosselli e Gobetti derivarono il partito d’azione, che poi dette vita al partito repubblicano, che all’inizio era radicalmente a sinistra e i socialdemocratici di Saragat che nel ‘47 fecero la scissione di palazzo Barberini prodromo della sconfitta del Fronte popolare nelle celebri elezioni del 48.

Tanto per fare ben capire la posizione dei repubblicani di allora fu il feroce dibattito sull’avvento della prima Tv. Quando un giovane cronista dell’epoca, Pasquale Laurito, scopri la prima antenna parabolica a Monte Mario, e pubblicò la notizia sul Paese Sera. A Montecitorio scoppio l’inferno, con comunisti ed appunto repubblicani contrari a che la televisione entrasse a fare parte delle famiglie italiane. Conclusione Draghi appartiene alla cultura cattolica con una formazione gesuita, avendo studiato all’istituto Massimo di Roma. Quanto alla politica appartiene alla famiglia socialista senza troppe etichette.

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