Con il sì alla fiducia anche da parte della Camera dei deputati – amplissima la maggioranza a sostegno dell’esecutivo: 535 voti favorevoli, 56 contrari e 2 astenuti, meno però di quelli ottenuti da Monti (556) nel 2011 – il governo guidato di Mario Draghi, ‘il governo dei due presidenti’, è entrato nel pieno delle sue funzioni e può cominciare ad operare. Dopo il sì ottenuto in Senato con 262 voti a favore, il presidente del Consiglio ha passato tutta la giornata a Montecitorio dove ieri aveva depositato il suo discorso programmatico. Alle 18 ha svolto la sua replica, un breve intervento (13 minuti contro i 51 a palazzo Madama) per rispondere su alcuni dei temi sollevati dai deputati soffermandosi in particolare sulla riforma della giustizia e sull’impegno del suo governo a combattere “la corruzione che deprime l’economia”: “Un Paese capace di attrarre investitori – ha detto – deve difendersi dai fenomeni corruttivi, lo deve fare comunque. Ma questi portano a effetti depressivi sul tessuto economico e sulla libera concorrenza”.

Come ieri a palazzo Madama anche alla Camera si è manifestata con i suoi ‘no’ la pattuglia di deputati Cinquestelle dissidenti: in una decina sono intervenuti in dissenso dal proprio gruppo per bocciare il governo guidato dall’ex-capo della Bce. Non è difficile immaginare anche per i deputati grillini disobbedienti alle indicazioni dei vertici (da Grillo a Crimi, da Fico a Di Maio) la stessa sorte dei colleghi senatori passati all’opposizione, cioè l’espulsione. Dall’esterno nelle stesse ore Di Battista dichiarava “C’è un’opposizione da costruire”. A conferma di una “coerente opposizione” il no di Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, il solo partito tra quelli rappresentati in Parlamento contrario al governo Draghi che può invece godere del sostegno di Pd, Leu, Italia Viva, Lega, Forza Italia, centristi e buona parte dei Cinquestelle. “Senza FdI all’opposizione l’Italia vicina alla Corea del Nord”, ha commentato a suo modo la leader FdI.

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