Consiglio ministri Draghi
(foto governo.it)

Prime misure anti-Covid del governo Draghi. Il Consiglio dei ministri, su proposta del premier Mario Draghi e del ministro della Salute Roberto Speranza, ha approvato un decreto-legge che “dispone la prosecuzione fino al 27 marzo su tutto il territorio nazionale, del divieto di spostarsi tra diverse Regioni o Province autonome, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità o motivi di salute”. Le misure sono state adottate in considerazione dell’evolversi della situazione epidemiologica. Resta comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione.

Zone

Inoltre, nelle zone rosse “non sono consentiti gli spostamenti verso abitazioni private abitate diverse dalla propria, salvo che siano dovuti a motivi di lavoro, necessità o salute”. Gli spostamenti verso abitazioni private restano invece consentiti, tra le 5 e le 22, in zona gialla all’interno della stessa Regione e in zona arancione all’interno dello stesso Comune, fino a un massimo di due persone. È possibile portare con sé i figli minori di 14 anni e le persone conviventi disabili o non autosufficienti. Nelle zone arancioni, per i Comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti, sono consentiti gli spostamenti anche verso Comuni diversi, purché entro i 30 chilometri.

Governatori

Questa volta le Regioni sembrano condividere la linea dell’esecutivo, ma il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini incalza: “C’è l’esigenza di due incontri urgenti con il governo: il primo sui contenuti che dovrà avere il prossimo Dpcm e il secondo sul lavoro di squadra per un efficace utilizzo delle risorse del Recovery Plan”. In una presa di posizione i governatori hanno indicato 6 punti: priorità assoluta ai vaccini; mai più comunicazioni di chiusure all’ultimo minuto; semplificare i parametri del sistema a zone; i tecnici producano elaborazioni oggettive e scientifiche sulle quali la politica si assumerà la responsabilità delle decisioni; ogni chiusura deve prevedere l’erogazione di ristori adeguati; qualificare l’attività scolastica ed universitaria con un’apposita numerazione di rischio.