(foto da monusco.unmissions.org/en)

L’ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, Luca Attanasio, e un carabiniere, Vittorio Iacovacci, sono rimasti uccisi in un attacco a un convoglio Onu a Goma. La città si trova nell’est del grande paese dell’Africa centrale, al confine con Ruanda e Uganda, da anni al centro di scontri armati. Il Congo è teatro di una guerra civile, che vede la partecipazione di numerosi gruppi armati e in molte occasioni il coinvolgimento anche di Paesi confinanti. Secondo fonti diplomatiche Attanasio è stato colpito da colpi d’arma da fuoco ed è morto “in seguito alle ferite riportate”. Un portavoce del Virunga National Park, l’area naturale protetta famosa per ospitare i gorilla di montagna, ha riferito che l’attacco, verificatosi nel territorio di Nyiragongo, rientrerebbe in un tentativo di sequestro. Guardie del parco sono intervenute sul luogo dell’imboscata assieme a militari regolari congolesi. L’ambasciatore era nel paese africano dal 2017. Si trovava a Goma con un convoglio del PAM, il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite. Attanasio è stato trasferito all’ospedale di zona del Monusco, la forza di peacekeeping dell’ONU in Congo.

Pace

Nel 2020 Attanasio, 43 anni, aveva ricevuto il Premio Internazionale Nassiriya per la Pace «per il suo impegno per la salvaguardia della pace tra i popoli» e «per aver contribuito alla realizzazione di importanti progetti umanitari. Distinguendosi per l’altruismo, la dedizione e lo spirito di servizio a sostegno delle persone in difficoltà». Il quotidiano Il Messaggero ricorda alcune affermazioni del diplomatico: “Tutto ciò che noi in Italia diamo per scontato non lo è in Congo, dove purtroppo ci sono ancora tanti problemi da risolvere. Il ruolo dell’ambasciata è innanzitutto quello di stare vicino agli italiani, ma anche contribuire per il raggiungimento della pace”. Attanasio era sposato con Zakia Seddiki, fondatrice e presidente dell’associazione umanitaria “Mama Sofia”, che opera nelle aree più difficili del Congo.

Cordoglio

Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha espresso il cordoglio di tutto il Paese : “Due servitori dello Stato che ci sono stati strappati con violenza nell’adempimento del loro dovere. Non sono ancora chiare le circostanze di questo brutale attacco e nessuno sforzo verrà risparmiato per fare luce su quanto accaduto. Oggi lo Stato piange la perdita di due suoi figli esemplari e si stringe attorno alle loro famiglie e ai loro amici e colleghi alla Farnesina e nell’Arma dei Carabinieri”. L’ex Congo belga, poi Zaire e oggi Repubblica Democratica del Congo è un paese francofono ricchissimo di risorse naturali, tra cui tutti i minerali più preziosi e rari. Ha una popolazione di circa 100 milioni di abitanti divisi in diverse etnie. Imponenti gli interessi economici anche stranieri, in un paese particolarmente instabile. Nelle province orientali del Nord e Sud Kivu sono presenti bande armate, milizie non governative, ex-militari e gruppi tribali dediti a incursioni e razzie con massacri di civili.

Eccidio di Kindu

L’Italia ha pagato un pesante tributo di sangue per la pacificazione del Congo. Nel novembre 1961 a Kindu furono trucidati tredici aviatori italiani, facenti parte del contingente dell’Operazione delle Nazioni Unite. I tredici militari italiani formavano gli equipaggi dei due C-119, bimotori da trasporto della 46ª Aerobrigata di stanza a Pisa. Gli equipaggi italiani operavano da oltre un anno nel Congo. I corpi furono recuperati soltanto nel febbraio del 1962 da un convoglio della Croce Rossa.

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