(schermata NBC for TODAY)

Emma Coronel Aispuro, ex reginetta di bellezza e moglie di El Chapo, il boss messicano della droga, è stata arrestata in Virginia. È accusata di aver aiutato il marito a gestire il suo impero criminale e a fuggire per due volte dalle carceri messicane

Emma Coronel Aispuro è finita in manette per traffico di droga verso gli Stati Uniti. La ex reginetta di bellezza era sotto indagine delle autorità federali statunitensi per complicità con il marito, Joaquín Guzmán Loera, meglio conosciuto come El Chapo. Il re messicano della droga, per 25 anni a capo del cartello di Sinaloa, condannato all’ergastolo il 17 luglio 2019 a New York. Gli sono stati comminati anche trent’anni per altri dieci capi d’accusa, da scontare all’interno del supercarcere di ADX Florence in Colorado. Inoltre dovrà pagare un risarcimento di 12,6 miliardi di dollari, pari ai proventi provenienti dal narcotraffico. La moglie 31enne di Guzman – in possesso di doppio passaporto messicano e americano – è stata fermata all’aeroporto internazionale di Washington. La donna è chiamata a comparire davanti a un giudice federale.

Imputazioni

Secondo i documenti del tribunale, la Aispuro è accusata di cospirazione per l’importazione e distribuzione di cocaina, metanfetamina, eroina e marijuana. Inoltre la giovane donna è ritenuta responsabile di aver aiutato – insieme ad altri complici – Guzman nella sua fuga dell’11 luglio 2015 dalla prigione di Altiplano, ad Almoloya de Juarez in Messico. Dopo che Guzman venne nuovamente arrestato in Messico nel gennaio 2016, la moglie avrebbe pianificato la successiva evasione dalle prigioni messicane, prima dell’estradizione di Guzman negli Stati Uniti nel gennaio 2017. L’accusa penale per la giovane donna è di cospirazione nella distribuzione di droga e riguarda in particolare un chilogrammo di eroina, cinque chilogrammi di cocaina, 1.000 chilogrammi di marijuana e 500 grammi di metanfetamine importati illegalmente negli USA. Lo hanno annunciato l’assistente procuratore generale, Nicholas L. McQuaid, della Divisione penale del Dipartimento di Giustizia, e il vicedirettore in carica del Washington Field Office dell’FBI, Steven D’Antuono.

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