Zingaretti

Sorprendono anche se era nell’aria (ma non certo via Facebook) le dimissioni annunciate di Zingaretti. Anche se non irrevocabili, se ne discuterà nella prossima assemblea del 13 marzo. Anche se Zingaretti appare stordito, finito più di tutti nel tritacarne del nuovo governo, costretto a battibeccare con Salvini, e ben lontano dal rappresentare il governo nel quale il Pd dovrebbe rimanere ad esserne l’asse portante. Poi chissà perché continuare ad affidare o ad affidarsi ad un papa straniero. Probabilmente Zingaretti prima dell’avvento. di Conte a palazzo Chigi nemmeno lo conosceva. E non potrà certo avere approvato il governo tra cinquestelle e Lega. Poi e’ scoppiato l’amore. Perché? Conte non rappresenta certo al meglio le idee del Pd. Sembra più un democristiano della vecchia guardia che un vero socialista. Perché aggrapparsi a lui anziché proporsi personalmente come premier o almeno indicare uno del Pd. E’ possibile che ce la avrebbe fatta anche perché Renzi aveva già tirato al massimo la corda. E’ vero che il Pd non naviga in buone acque ma neanche troppo cattive. Ma avrebbe dovuto avere quel coraggio tanto ostentato da Draghi per giocarsela alle prossime elezioni. Andare appreso ai cinquestelle, che sono profondante in crisi dopo la rottura definitiva tra Grillo e Casaleggio appare a molti, anche all’interno del Pd, suicida. Il M5S non ha un programma chiaro non ha una visione del futuro, non c’entra niente con Conte come capo. I conti ed i sondaggi ad oggi non contano niente, non e’detto che 10 più dieci faccia venti. Tornando al Pd a quella fusione a freddo ideata da Veltroni, le cose non sembrano propio andate nella direzione voluta di creare un partito a vocazione maggioritaria. Poi la parte proveniente dal Pci sembra essersi smarrita di fronte a quella pattuglia di democristiani di sinistra che probabilmente da soli farebbero fatica a superare la soglia di sbarramento del 3%. Ed invece nel Pd vogliono dettare legge. Zingaretti è uno di scuola comunista. La’ i primi segretari erano come dei papi a vita ed anche pronti a designere il proprio successore. Fu così con Togliatti che governo’ fino alla. morte nel ‘64 ed indico‘ Luigi Longo, grande segretario, il primo che comincio’ ad aprire ai cattolici che non considerava tutti necessariamente democristiani e fu anche il primo a cercare, nche se senza successo l’unità socialista. Altra cosa si considerava sì il capo, ma come primus inter pares. E fu lui quando ebbe un malore nel ‘69 a chiamare come vice Berlinguer che poi divenne nel segretario nel’72, fino alla morte. Poi ci furono Natta, segretario di transizione e Occhetto che con la famosa bolognina decretò la fine del glorioso Pci, convinto dopo Tangentopoi di prendere il posto dei socialisti, creando la gioiosa macchina d guerra che poi perse le elezioni con Berlusconi nel ‘94. Era talmente sicuro di vincere che alla Camera si vantava di essere il novello Napoleone. A sorridere ironicamente sotto i suoi baffetti nei corridoi di Montecitorio c’era il giovane Massimo D’Alema poco convinto delle strategie napoleoniche

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