Biologico, AssoBio incalza il governo: “Inseriteci nel piano per il Recovery Fund”

Inserire l’agricoltura biologica nel piano italiano per il Recovery Fund. AssoBio, l’Associazione delle imprese di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici, incalza il governo. “L’Italia presenta in UE un Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che esclude ogni forma di investimento per il settore bio”. E questo proprio quando l’Europa vede “il biologico come modello valido per rispondere alle attese dei consumatori, coniugando sostenibilità ambientale e competitività economica”. L’Italia non può restare a guardare, “senza tenere in considerazione migliaia di imprese e lavoratori di un settore in costante crescita”.

Crescita

Per il presidente di AssoBio, Roberto Zanoni: “Non aver tenuto in considerazione le proposte dei produttori e dei trasformatori biologici è estremamente grave. Si conferma la colpevole mancanza di conoscenza e di attenzione della nostra classe politica verso un settore sempre più importante”. In quest’anno di emergenza pandemica si è registrata una crescita del settore. Le scelte dei consumatori si sono orientate verso criteri più salutisti e e hanno conferito una decisa priorità al tema della sicurezza alimentare. Ci sono legami precisi tra la salute delle persone, una società sana e un pianeta sano, ricorda Zanoni. Invece nel progetto di Recovery, “al settore bio è stata dedicata solo una marginale citazione nella parte relativa al recupero di terre incolte”.

Leader

L’Italia è oggi leader in Europa per numero di aziende agricole e di trasformazione biologiche ed è leader anche per i terreni coltivati biologicamente. I consumi, secondo AssoBio, sono in costante crescita. Il nostro Paese è il primo esportatore in Europa e il secondo al mondo. A fronte di ciò si registra una scarsa attenzione della politica. La nuova legge sul bio, approvata in modo bipartisan dalla Camera, è ferma da lungo tempo in Senato. “Proseguendo su questa linea – denuncia Zanoni – ci allontaneremo sempre più dalle politiche green europee, rischiando di non intercettare le risorse a disposizione per favorire il biologico”.

Ruolo

In gioco non c’è soltanto il ruolo dell’Italia sui mercati internazionali, ma il futuro dei produttori e degli imprenditori bio che tra l’altro sono molto più giovani della media europea. Sono per la metà laureati o diplomati, per un terzo donne, tutti con una forte vocazione all’innovazione e alle nuove tecnologie. Interessati all’internazionalizzazione e a nuovi rapporti con i consumatori, per cui chiedono scelte politiche adeguate. Zanoni non ha dubbi: “Il mercato del biologico continua a crescere, ma la politica è ferma. Stiamo perdendo una grande occasione nel contrasto al cambiamento climatico e nella tutela della biodiversità. Un’opportunità concreta per l’occupazione delle donne, dei giovani e per il rilancio economico di tanti territori rurali a partire dal Mezzogiorno”.

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