(foto 👀 Mabel Amber, who will one day da Pixabay)

Indubbiamente le nuove regole decise da Draghi servono per la ripartenza e per il rialzare un paese stremato dalla pandemia. Certo rimangono residui ideologici, perché tra il “rischio ragionato” di stampo liberale di Draghi e lo Stato protettivo di Speranza ce ne passa. È un po’ come dire “le navi sono sicure solo nei porti”, ma è anche vero che le navi sono state fatte per navigare, anche se la tempesta è pur sempre possibile. Ora si riparte con gradualità, del resto una necessità. Avvertita di più dal ceto medio produttivo, che dai pensionati o dai dipendenti fissi, che si crogiolarono con il lavoro Smart da casa. Tutti questi senza pensare che alla lunga finiva tutto, pensioni comprese. Forse c’era chi voleva ridisegnare il paese dal basso. Senza evocare teorie complottistiche basti pensare ad alcune ideologie che pensavamo sorpassate dalla storia. Ma purtroppo ancora presenti. Ora fortunatamente Draghi va avanti puntando sul debito buono, ovvero quello degli investimenti che producono crescita e ricchezza e non quello balordo dei semplici sussidi, che poi non si sa bene a chi vanno. Magari arrivassero a chi davvero ne ha bisogno. Tutto bene o quasi, nella speranza per il futuro. Ma le estenuanti discussione tra rigoristi ed aperturisti qualche smagliatura se la portano appresso. L’esempio più clamoroso è quello dei pass per spostarsi tra regioni, per andare allo stadio e fare tante altre cose. A parte che non si bene chi dovrebbe distribuire questi pass. Avremmo un paese dove la circolazione sarà consentita solo ai “vecchi” perché gli unici vaccinati in tempi brevi. Per i giovani se tutto andrà bene se ne parla per fine estate. Quindi per gli europei di calcio sulle tribune brilleranno capelli bianchi o zucche pelate. Il bello è che per paradosso nella prima fase della pandemia volevano tenere, cosa che fortunatamente non fu decisa, gli anziani a casa, come in una riserva indiana. Una sorta di rivincita… anche se ovviamente ridicola.