Speranza

Al rogo gli avversari politici. Il miraggio del potere (assoluto) e il propellente offerto dalle lusinghe continue dei media possono portare una presunta ‘lady di ferro’ ad “andare oltre”, come predicava un vecchio dirigente dell’estrema destra de noantri. Per nascondere sotto il tappeto quella che considera la ‘polvere’ di quasi 120 mila morti e 4 milioni di contagiati, la ‘nostra’ ha deciso di mettere nel mirino il ministro della Salute Speranza, che per di più è un comunista. Che poi la mozione di sfiducia venga bocciata, poco importa. L’importante è far cagnara: “All’armi, all’armi…”.

A testa alta

Con serietà e pacatezza Roberto Speranza ci ha messo la faccia e ha risposto a testa alta. “Affronto questo dibattito con la consapevolezza di avere ogni giorno servito il mio Paese con disciplina e onore. Ho continuato a operare senza sosta per il Paese contro questo virus tremendo”. Il segretario di Articolo Uno, nel rintuzzare punto per punto gli attacchi al suo operato, ha rimarcato: “Nessuno dovrebbe mai dimenticare che il nemico è il virus e che occorre essere più uniti che mai nel combatterlo, resistendo alla tentazione di trascinare la pandemia su di un terreno improprio. È con amarezza che vedo prevalere invece lo scontro politico, spesso anche alimentando un linguaggio di odio che non può mai essere accettato. Al Paese e al Parlamento ho sempre detto la verità e continuerò a farlo”.

Decisioni

Speranza risponde su tutto, dal presunto caso del mancato piano antinfluenzale alle misure di lotta alla pandemia. “Il lavoro per organizzare e migliorare la risposta del Paese al Covid non si è mai fermato, neanche nei mesi in cui alcuni abbassavano la guardia. Non si può contemporaneamente criticarmi perché avrei sottovalutato la gravità della situazione e, al tempo stesso, per aver seguito sempre la linea della massima prudenza”. Speranza fa rilievi logici di fronte alla furia cieca degli avversari: “Per salvare delle vite andavano trovate soluzioni e assunte decisioni rapide. La circolazione del SARS-CoV-2 può essere contenuta e poi mitigata, in assenza del vaccino, innanzitutto con interventi che favoriscono il distanziamento. Il lockdown, le zone rosse, il blocco delle attività non sono decisioni adottate per complicare la vita delle persone, ma l’unica strada per arginare la diffusione del contagio”.

Ripartenza

È stato “il lavoro non di un ministro o di un governo, ma di un Paese intero. Della nostra comunità scientifica, dei nostri medici, infermieri , che non smetteremo mai di ringraziare. Comprendo le ragioni della battaglia politica, ma la politica non è un gioco d’azzardo sulla pelle dei cittadini”. Soprattutto perché “non è finita come qualcuno vorrebbe far credere. Guardiamo il dramma di questi giorni, di queste ore, in India”. Per Speranza: “Sconfiggere il virus è ancora oggi il principale interesse dell’Italia e la premessa di ogni ripartenza economica e sociale”, a partire dalla campagna vaccinale in corso. “Tra poche settimane – assicura il ministro – avremo messo in sicurezza tutte le fasce d’età più gravemente colpite dal virus. Sono ben lontano da una lettura edulcorata dei mesi che abbiamo alle nostre spalle e della situazione in cui ancora ci troviamo”.

Sanità pubblica

Secondo il ministro: “L’Italia – questa è la verità – è arrivata indebolita al tragico appuntamento con il Covid perché per decenni, con scelte sbagliate e miopi, è stata a più riprese indebolita la sanità pubblica. Si è alimentata l’illusione che la sanità privata potesse progressivamente sostituire la sanità pubblica. È vero esattamente il contrario”. Per questo, ha concluso Speranza. “non è il tempo dei contrasti, né dei piccoli interessi di parte. Non dividiamo il Paese, non disperdiamo le energie, accantoniamo divisioni e polemiche. Affrontiamo la ricostruzione che dobbiamo all’Italia con responsabilità, con onestà e con forza”.

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