Tavola imbandita agriturismi
(foto da account Twitter Coldiretti)

Le aperture serali valgono da sole l’80% del fatturato di ristoranti, pizzerie e agriturismi. Lo stima Coldiretti, dopo il voto alla Camera dell’ordine del giorno di maggioranza che impegna il governo a valutare nel mese di maggio l’orario del coprifuoco in base all’andamento del quadro epidemiologico. Se venisse ripensato il coprifuoco, potrebbero tornare a cena fuori quegli stessi due italiani su tre che, prima dell’emergenza Covid, uscivano la sera almeno una volta al mese. Il superamento del coprifuoco – sottolinea Coldiretti – è importante per tutte le realtà della ristorazione, ma soprattutto per i 24 mila agriturismi.

Rurali

Si tratta di attività situate in aree rurali, spesso lontane dai centri abitati. Raggiungibili quindi in tempi più lunghi e perciò particolarmente penalizzate dai limiti di orario. I mesi di lockdown hanno tagliato pesantemente i redditi degli operatori, con un crollo del fatturato della ristorazione del 42% nel 2020. Complessivamente nell’attività di ristorazione – rileva la Coldiretti – sono coinvolte 70mila industrie alimentari e 740mila aziende agricole lungo la filiera, per un totale di 3,6 milioni di posti di lavoro. L’agroalimentare nazionale vale 538 miliardi, pari al 25% del PIL. Le difficoltà del settore ristorazione si sono trasferite a cascata sull’intera filiera con 1,1 milioni di tonnellate di cibi e vini invenduti dall’inizio della pandemia.

Bottiglie

Pesante dal punto di vista economico, oltre a quella degli agriturismi, la situazione del settore vitivinicolo. I 526 vini a denominazioni di origine e indicazione geografica, il 70% della produzione, sono stati i più penalizzati dalla pandemia. Sono rimasti invenduti oltre 220 milioni di bottiglie e 2 aziende su 3 hanno registrato una perdite con punte superiori al 30%. Una situazione che ha mobilitato i produttori di Alleanza Cooperative a battersi in favore anche del segmento dei vini comuni. In diverse “aree viticole – segnala il coordinatore del settore Vino di Alleanza, Luca Rigotti – i vini comuni hanno dimostrato di avere un proprio mercato, solido e dinamico”. Che non interferisce “con i vini territoriali Dop e Igp”. A sostegno di queste produzioni e del “giusto livello di reddito per i produttori”, secondo Rigotti, “andranno reperiti fondi aggiuntivi. Prioritariamente in sede comunitaria, ma senza escludere un intervento al livello nazionale”.

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