(foto it.wikipedia.org)

Clamoroso sviluppo nelle indagini sulla strage del Mottarone: tre persone sono state fermate nella notte per aver “manomesso” il sistema frenante della funivia. Si tratta del gestore dell’impianto, Luigi Nerini, del direttore e del capo operativo del servizio.

Nel corso degli interrogatori nella caserma dei carabinieri di Stresa i tre, originariamente sentiti come persone informate dei fatti, hanno ammesso di non aver volontariamente rimosso il “forchettone”, lo strumento in uso per impedire la frenata automatica della cabina in caso di problemi, come quelli che si erano già verificati nei giorni precedenti, per esempio alla fune trainante. In sostanza con il forchettone si impedisce un ripetuto blocco dell’impianto ma si lascia la cabina senza freno d’emergenza.

La pm Olimpia Bossi ha parlato di “gesto consapevole”, probabilmente una prassi, per evitare di chiudere l’impianto in caso di anomalie o incidenti, cosa che purtroppo è avvenuta tre giorni fa quando il cavo trainante si è spezzato e la cabina, libera dal freno automatico grazie al forchettone, è tornata indietro a gran velocità per 400 metri schiantandosi poi sul primo pilone e precipitando nel bosco sottostante. Quattordici le vittime nello schianto, tra cui due bambini, cinque famiglie distrutte. 

Nei confronti dei tre fermati, per i quali la procura di Verbania chiederà nelle prossime ore la convalida del fermo e la misura cautelare, è stato raccolto quello che il procuratore Olimpia Bossi definisce un quadro fortemente indiziario: per gli inquirenti, il ‘forchettone’, ovvero il divaricatore che tiene distanti le ganasce dei freni che dovrebbero bloccare il cavo portante in caso di rottura del cavo trainane, non è stato rimosso “in modo consapevole” per “evitare disservizi e blocchi della funivia che da quando aveva ripreso servizio, presentava anomalie. Le indagini proseguono.