(foto Jebulon da fr.wikipedia.org)

Prudenza su un argomento delicato, anzi delicatissimo, ma anche la necessità di affermare che non ci sono margini per interferenze di nessun tipo sul lavoro del Parlamento, che è e deve restare libero, anche se a intervenire è la Chiesa.

“L’Italia è uno stato laico, il Parlamento è libero di discutere” ha detto Mario Draghi oggi in Senato affrontando (“in modo strutturato” aveva anticipato ieri) la ‘grana’ con il Vaticano sul disegno di legge Zan contro la omofobia.

Un ddl che il Vaticano ha chiesto all’Italia di “rimodulare” perchè – così come formulato nel testo approvato alla Camera e attualmente all’esame del Senato – secondo Oltretevere inciderebbe negativamente sulle libertà assicurate alla Chiesa cattolica con il Concordato del 1984. Draghi ha in sostanza risposto a questo rilievo con pacatezza ma anche con decisione: “Il nostro ordinamento – ha assicurato per farsi sentire dal Vaticano – contiene tutte garanzie per rispettare gli impegni internazionali tra cui il Concordato. Ci sono controlli preventivi nelle commissioni parlamentari. Ci sono controlli successivi nella Corte costituzionale”.

Ma ora il governo – per il premier – non vuole entrare nel merito dell’accesa discussione che si è aperta nel Paese. spaccando le forze politiche in due schieramenti opposti dopo la consegna il 17 giugno da parte della Segreteria di Stato all’ambasciata italiana presso a Santa Sede della nota formale in cui il Vaticano formalizzava le sue riserve su alcuni contenuti del ddl Zan. In particolare quelli sulla libertà di pensiero – questa l’opinione del Vaticano – e laddove si stabilisce la criminalizzazione delle condotte discriminatorie per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere . Tali contenuti, spiega la nota verbale (è la prima volta che la Santa Sede ricorre a questo strumento diplomatico, formale ma di peso, nei confronti dello Stato italiano) avrebbero l’effetto di incidere negativamente sulle libertà assicurate alla Chiesa cattolica e ai suoi fedeli dal vigente regime concordatario.

“Questo è il momento del Parlamento, non è il momento del governo” ha detto ancora il presidente del Consiglio, riservandosi forse di intervenire in un secondo momento e di guadagnare tempo per portare a termine la sua prevedibile mediazione. Con quell’affermazione sulla laicità dello stato Draghi ha fatto riecheggiare in Parlamento una frase di Cavour, quel “Libera Chiesa in libero Stato” che il politico piemontese avrebbe pronunciato nel 1861 poco prima di morire per affermare che il Papa – era Pio IX, si stava facendo l’Italia – avrebbe dovuto dedicarsi soltanto al suo potere spirituale dimenticandosi quello temporale sui suoi possedimenti, una frase in linea con la concezione separatista quanto ai rapporti tra Chiesa e Stato.