Cina anniversario 1911 Taiwan
(foto Xinhua-Liu Bin)

La riunificazione della Cina avverrà in modo pacifico. La questione di Taiwan è “nata dalla debolezza e dal caos” seguiti alla guerra civile, che ha preceduto la fondazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949. La guerra si concluse con la sconfitta del Kuomintang del generale Chiang Kai-shek e la fuga dei nazionalisti sull’isola di Formosa. Pechino ha sempre confermato la propria sovranità sull’isola. “Il compito storico della riunificazione completa della madrepatria deve essere compiuto”, ha annunciato il presidente cinese, Xi Jinping, in un discorso in occasione del 110° anniversario della Rivoluzione del 1911, che determinò la caduta dell’ultima dinastia imperiale, quella dei Qing.

Volontà comune

La riunificazione, ha sottolineato Xi, “è determinata dalla tendenza generale della storia cinese. Ma, cosa più importante, è la volontà comune di tutto il popolo cinese”. “La riunificazione nazionale con mezzi pacifici serve al meglio gli interessi della nazione cinese nel suo insieme, compresi i compatrioti di Taiwan”. Al contrario “coloro che dimenticano la loro eredità, tradiscono la madrepatria e cercano di dividere il paese non avranno una fine buona e saranno disprezzati dalla gente e condannati dalla storia”. Il presidente ha rimarcato che “la questione di Taiwan è puramente una questione interna alla Cina, Una questione che non ammette interferenze esterne”.

Autogoverno

Con la riunificazione pacifica sarà confermato l’autogoverno a Taiwan. “Il separatismo per l’indipendenza di Taiwan – ha rilevato Xi – è il più grande ostacolo al raggiungimento della riunificazione della madrepatria e il pericolo nascosto più grave per il rinnovamento nazionale”. Insomma, “il compito storico della riunificazione completa della madrepatria deve essere adempiuto, e sarà sicuramente adempiuto. Nessuno dovrebbe sottovalutare la ferma determinazione, la volontà e la forte capacità del popolo cinese di difendere la sovranità nazionale e l’integrità territoriale”. Secondo Xi, che è anche segretario generale del Partito comunista cinese (PCC): “Gli ultimi 110 anni hanno mostrato che per realizzare il rinnovamento nazionale, il popolo cinese deve avere una forza forte per guidarci in avanti. Quella forza è il Partito comunista cinese“.

Valori

Xi ha precisato: “L’aggressività e l’egemonia non sono nel sangue del popolo cinese. Il nostro popolo spera di realizzare con successo lo sviluppo nazionale. Ma spera anche di vedere tutti i popoli del mondo condurre una vita felice e pacifica. La Cina sventolerà sempre la bandiera della pace, dello sviluppo, della cooperazione e del mutuo vantaggio. Promuoveremo i valori umani condivisi di pace, sviluppo, equità, giustizia, democrazia e libertà. Lavoreremo per rafforzare la solidarietà con tutti i popoli e ci impegneremo per contrastare l’egemonia e la politica di potere”.

Campione

La Cina rimarrà “un campione della pace mondiale, un fattore dello sviluppo globale e un difensore dell’ordine internazionale”. E sul piano interno proseguirà l’impegno per “modernizzare il sistema e il lavoro instancabile per soddisfare le aspirazioni di tutti i cinesi a una vita migliore e a realizzare la prosperità comune”.